Quando accade qualcosa di significativo – che sia positivo o negativo poco importa – scatta subito in noi l’attitudine alla ricerca della causa. In molte situazioni è importante capire la causa perché, senza diagnosi, non si può scegliere la giusta cura. La ricerca delle cause però è molto spesso una ricerca piena di tranelli e illusioni.

La prima illusione è che, una volta capita la causa la soluzione sia immediata: raramente è così. In medicina succede qualche volta, in psicologia quasi mai. Impieghiamo anni a costruire un problema. Anche se comprendiamo esattamente come l’abbiamo costruito non svanirà in un attimo.

L’altra illusione è che causa equivalga a colpa: ci deve essere sempre un colpevole. Qualcuno che ha sbagliato e il cui contributo è stato centrale nella creazione del problema. Non è così. Raramente c’è un solo responsabile  e pensare in termini di colpa rende più difficile risolvere il problema perché ci vergogniamo e quindi nascondiamo la verità.

La terza illusione – la più dolorosa – è che ci sia sempre una soluzione. A volte dobbiamo, invece, accettare che le cose stanno proprio così e che non esistono soluzioni facili per problemi difficili. Fare spazio all’idea che non ci siano soluzioni non significa rassegnarsi: significa vedere tutti gli aspetti del problema. Non impedisce che il problema si risolva ma permette di vederlo da una prospettiva più ampia.

Il punto è che anche la diagnosi è dinamica, non solo il problema. Possono esserci infinite variazioni a partire da una stessa diagnosi e, soprattutto, il bisogno di capire perché qualcosa è successo non può diventare più importante del bisogno di capire come rispondere a quello che sta succedendo. Non possiamo pensare di capire prima tutte le ragioni per cui qualcosa è successo. Una parte delle nostre energie deve andare ad affrontare il problema mentre un’altra parte continua a cercare le cause. Per affrontare il problema, per strano che possa sembrare, la cosa più importante è l’accettazione. Accettazione vuol dire uscire dalla catastrofizzazione e anche dalla minimizzazione, i due veri nemici di qualunque buona soluzione.

Nel nostro desiderio di trovare una soluzione oscilliamo tra comportamenti impulsivi e comportamenti troppo controllati, tra procrastinazione e controllo. Tutto perchè non accettiamo una semplice e naturale verità: ci vuole tempo. A volte ci vuole più tempo a trovare e attuare una soluzione di quanto ce n’è voluto a creare un problema.

Il bambino interiore indisciplinato procrastina, si ribella, non accetta di rimandare la gratificazione, è testardo e fa solo quello che vuole, agisce impulsivamente, senza pensare. Il bambino interiore troppo disciplinato è rigido, ossessivo, eccessivamente controllato e obbediente, pieno di vergogna e senso di colpa. La maggior parte di noi fluttua tra l’uno e l’altro. John Bradshaw

Pratica del giorno: Famiglie interiori

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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