L’ansia è una delle emozioni che attraversano più frequentemente le nostre giornate, tanto che spesso diventiamo, nostro malgrado, dei grandi esperti nella riduzione dell’ansia. Troviamo molti espedienti, diretti e indiretti, per diminuirla, per non lasciarci dominare o travolgere dai suoi effetti.

Tutti presi dalla regolazione dell’ansia, dal tentativo di abbassarne il volume, ci dimentichiamo qual è il suo scopo principale: l’ansia serve per diminuire il contatto e, diminuendo il contatto, restringe l’area della consapevolezza. Lo sappiamo ma non ne siamo coscienti, così evitiamo le situazioni che ci mettono ansia o che ci costringono a sentire l’ansia che abbiamo.

Evitare il contatto però è un vicolo cieco. Aumenta la paura e prima o poi dobbiamo comunque farci i conti: non possiamo evitare per sempre.

Alla fine il sistema più duraturo per ridurre l’ansia è sentirla, e nel sentirla comprenderemo, gradualmente, che cosa stiamo evitando davvero. A volte rimarremo sorpresi perché alla fine quello che evitiamo di più è essere noi stessi.

Abbiamo paura di rivelarci al mondo, paura di venir rifiutati, giudicati, esclusi e questa paura si concretizza come ansia al momento dell’incontro, al momento della prova, al momento dell’esposizione. L’ansia ci spinge a cercare soluzioni anziché l’unica cura davvero efficace: smettere di vergognarci, smettere di rifiutare parti di noi. Smettere di pensare che non avere contatto sia la via maestra verso la soluzione. È la via regia per perdersi.

Quando si esce da una cella buia, il sole può essere accecante ma quando ci si abitua alla sua luce, non si vuole più tornare in quel luogo oscuro. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: Riportare a casa parti rifiutate di se stessi

© Nicoletta Cinotti 2015

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