Abbiamo atteggiamenti diversi nei confronti delle nostre emozioni: più ci fanno provare uno stato di sofferenza e più ci stanno antipatiche. E siccome ci stanno antipatiche facciamo confusione. Non sappiamo distinguerle. Due emozioni che vengono frequentemente confuse – e che ci stanno entrambe antipatiche – sono l’ansia e la vergogna. Vengono confuse perché quando sappiamo che proveremo vergogna entriamo in ansia e quindi ci sembra che rientri tutto nel grande calderone dell’ansia. Ma non è così ed è necessario dare risposte diverse all’ansia e alla vergogna. L’ansia è l’emozione dell’inizio e della fine: quando anticipiamo un evento e lo immaginiamo difficile.

La vergogna è un’emozione sociale: temiamo il giudizio degli altri e, per metterci avanti, iniziamo a giudicarci. In modo severo e impietoso. Possiamo avere ansia di parlare in pubblico, ansia di esporsi, ansia di stare in una festa. Tutte queste ansie sono, in realtà, forme di vergogna. Alle quali tenderemmo a rispondere coprendoci. Coprendo i segni della nostra vergogna. Evitando le situazioni che le producono. Oppure stando in quelle situazioni con un po’ di benzina in più, magari alcolica.

L’ansia ha bisogno di strumenti per tollerare l’incertezza. La vergogna di modi per distaccarci dal giudizio. L’ansia ha bisogno di rassicurazione. La vergogna ha bisogno di cambiare la prospettiva dalla quale guardiamo alle cose. L’ansia ha bisogno di essere tollerata: non potremo mai eliminarla del tutto perché è una emozione fondamentale per darci la spinta a cercare ciò di cui abbiamo bisogno. L’ansia è l’emozione del futuro, la vergogna del presente. Molti ansiosi provano questa emozione prima di un evento, un esame, un incontro. Poi quando ci sono dentro se la cavano in modo relativamente tranquillo. Perché l’ansia, nel presente passa. La vergogna no. Nel presente aumenta e direi che questo può essere un ottimo test per distinguerle. Se sei agitata prima di fare qualcosa ma poi, quando la fai, i sentimenti svaniscono, è ansia. Se provi ansia prima e durante, mentre fai quello che ti suscita ansia, non è ansia: è vergogna.

La vergogna è un’emozione che è il risultato dell’essersi sentiti troppo disapprovati, troppo rimproverati, troppo inadeguati: non è una emozione di cui abbiamo bisogno. È la conseguenza di una ferita nelle relazioni. È un’emozione che va curata. È necessario curarla perché è sempre fonte di sofferenza e indica una sofferenza. Sembra ansia ma, in realtà, quell’ansia è espressione del mix di rabbia e paura che viviamo per ciò che sta succedendo: perché ci sentiamo di nuovo sotto minaccia di fallimento. La vergogna è l’emozione del fallimento. Magari del fallimento solo immaginato ma una fantasia così forte da sembrarci vera. E rispetto alla fantasia non c’è che un mantra: i pensieri non sono fatti.

Non possiamo rispondere con compassione alla nostra sofferenza fino a che non ne siamo consapevoli. Germer, Neff

Pratica di mindfulness: Lavorare con i pensieri difficili (meditazione live)

© Nicoletta Cinotti 2019 Ritiro di primavera: Verso la self compassion ovvero imparare a volersi bene

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