Come mai siamo così vulnerabili all’approvazione degli altri? Come mai siamo disponibili ad andare contro la nostra volontà e, qualche volta, anche contro i nostri interessi per salvarci dal dolore della disapprovazione? È tutto altruismo il nostro interesse ad essere approvati o c’è anche qualcosa di diverso?

Credo che il dolore della disapprovazione sia così acuto per due motivi: il primo motivo è che risveglia il nostro senso di colpa, anche quello che dorme negli angoli nascosti del nostro cuore. Tutti abbiamo un po’ di senso di colpa in circolazione e la disapprovazione lo fa crescere e gonfiare. Così, anche se il senso di colpa è una formica, quando veniamo disapprovati diventa sempre più grande. A volte arriva ad avere le dimensioni di una tigre – con la sua fame interiore – a volte la dimensione di un elefante che dove passa butta giù quello che incontra.

L’altra ragione è che la radice del senso di colpa, quella più profonda e persistente, è un senso di indegnità con il quale combattiamo tutti. La sensazione di non essere abbastanza, di non aver fatto tutto giusto, di essere, in una parola, difettosi. Allora, per non svegliare questi due mostri – senso di colpa e senso di indegnità – siamo disposti a giocarci la carta della compiacenza. Ma i due mostri rimangono sempre dentro di noi, pronti a crescere alla minima occasione. Pronti a mordere la nostra anima e a spingerci a riparazioni che sono peggio del danno che vorrebbero sanare.

C’è una via d’uscita? Sì, certo. Andare incontro al proprio senso di colpa, al proprio senso di inadeguatezza e aprite una trattativa. Non hanno ragione loro; parlano la voce della paura di vivere, come direbbe Alexander Lowen. E noi abbiamo il diritto-dovere di ascoltare la nostra paura di vivere e di fare qualcosa di diverso che obbedirle ciecamente. Suvvia, siamo uomini o caporali?

 In ogni processo di cambiamento c’è un elemento di insicurezza. passare da una posizione conosciuta a una sconosciuta comporta un periodo di instabilità. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2020 Una gioia attiva

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