Dovrei partire. Prendere finalmente un aereo e andare. Parto con un dubbio delta e con una certezza in più. La pandemia sta insegnando l’arte di perdere. Non sembra un grande vantaggio saper qualcosa sull’arte di perdere eppure lo è visto che non si può vincere sempre. Perdere con arte può diventare una bella forza in questo mondo così incerto. In questo cambiamento climatico così imprevedibile. Noi umani siamo specializzati nella change blindness – la cecità verso i cambiamenti – solo perché nessuno ci ha insegnato l’arte di perdere. Accompagniamo la constatazione che le cose sono cambiate con un gemito, una specie di lamento per evitare il quale facciamo di tutto perché non ci siano che i cambiamenti desiderabili. Gli altri preferiamo evitarli in qualche modo e anche i cambiamenti desiderati dovrebbero essere sempre e solo miglioramenti. Insomma perdere fa molta paura. Credo a tutti ma di sicuro a me perdere fa paura.

La pandemia in questo è stato generosa: ho perso un sacco di cose varie. Alcune utili e altre inutili. Ho perso tono muscolare e anche qualche falsa certezza. Ho perso delle persone e altre le ho ritrovate. Ho qualche ruga in più perché perdo un po’ di giovinezza ogni giorno. Vorrei rassicurarti e dire che ogni giorno son o più saggia ma non sarei onesta. Non lo so se sono più saggia ma cerco di invecchiare senza cinismo e durezza che sono due cose che rendono brutto l’avanzare del tempo. In pratica mi aspetto che il volo potrebbe essere cancellato, le prenotazioni potrebbero andare perse malgrado la loro rassicurazione che ho la cancellazione gratuita, potrei sempre finire in quello spiraglio per cui non ho rimborso. Cammino con la consapevolezza che perdere non è un’ipotesi ma il ciglio in cui è facile infilare un piede e questo, paradossalmente, non mi rende più angosciata ma più viva. Uscir da tutte le certezze che avevo mi ha fatto uscire dal pilota automatico e mi ha restituito quell’aria da debuttante che amo molto. Ecco potrei dire che l’arte di perdere è un’arte preziosa perché ci fa debuttare continuamente sul palcoscenico della vita: svegli.

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro. Elisabeth Bishop

Pratica di mindfulness: L’eco di un altro sentire

© Nicoletta Cinotti 2021 Meditazione e poesia

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