C’erano una volta due rabbini cha stavano camminando nella sinagoga, quando incontrarono l’uomo delle pulizie che mormorava tra sé e sé mentre puliva “Dio abbi misericordia di me che non sono nessuno, nemmeno una pagliuzza nel tuo occhio”. Uno dei due rabbini si avvicinò all’orecchio dell’altro e con disprezzo gli sussurrò “Guardalo, pensa di essere nessuno”.

Il rabbino si sentiva superiore all’uomo delle pulizie. Dopo tutto erano rabbini. Che cosa avrebbe potuto conoscere un uomo delle pulizie sull’umiltà? O, più profondamente, al di là del valore dell’umiltà, come avrebbe potuto un semplice uomo delle pulizie cogliere, attraverso la storia del suo ego, il luminoso silenzio che è dovunque? Perchè questo è quello che per ognuno di noi è così difficile da accettare: vivere senza una centrale operativa che mette il nostro nome sopra ogni cosa.

La vera umiltà può essere una porta d’accesso a questo modo di vivere. Vedersi in proporzione, uno tra tanti, ammorbidendo i confini e rendendoci più sensibili ad una conoscenza più profonda. Molti di noi cercano di sentirsi superiori paragonandosi a qualcun altro rispetto al carattere, alla professione, alla conoscenza, e giudichiamo che siano meno di noi. Paragonarsi è uno dei modi con cui rafforziamo il nostro ego, sia che ci sentiamo speciali sia che ci sentiamo da meno perchè questo senso di inferiorità è l’altra faccia della medaglia. Non è necessario essere narcisisti per godere della sensazione di essere speciali. Il problema è l’identificazione con l’elogio di una nostra caratteristica preminente: quando cominciamo a credere ad una immagine splendente di noi e crediamo che ci debba garantire un trattamento speciale, in quel momento, il caldo sentimento dell’essere apprezzato diventa grandiosità.

C’è qualcosa di bello e appropriato nel coltivare un talento o una abilità. C’è qualcosa di veramente gratificante nel fare qualcosa bene. La nostra civiltà è debitrice alle persone che hanno dedicato la loro vita ad un talento o ad una causa che ha elevato il senso dell’essere umani. Nelson Mandela, Rosa Parks, il Dalai Lama, Yo Yo Ma, Beethoven, Tolstoj, Emily Dickinson, Pablo Neruda, Marie Curie: la lista di individui eccezionali può essere infinita.

Hanno avuto un dono e sarebbe stato facile e forse anche perdonabile se si fossero sentiti speciali ma alcuni di loro hanno preso questo dono senza considerarlo un fatto personale. Hanno lavorato per dare la loro vita, per dedicarla a questo talento, sapendo bene che questo potere, creativo o spirituale che dir si voglia, non gli apparteneva in senso personale. Molte di queste persone sanno quello che molti di noi dimenticano: che più sai e più comprendi quanto poco conosci, che più ti dai una disciplina, più realizzi quanto è breve il cammino che hai fatto e quanto è lunga la strada da percorrere.

Roger Housden

© www.nicolettacinotti.net Addomesticare pensieri selvatici

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