Qualche giorno fa una collega mi ha chiesto di spiegarle, in breve, cosa trovavo di interessante nella mindfulness. Me l’ha chiesto con un’aria di sfida: rispondere ad una collega non è mai semplice. È come camminare nel bosco quando è appena piovuto: facile scivolare.

In realtà la sua domanda mi ha colpito per l’aspetto personale: non mi chiedeva una risposta generale. Mi chiedeva cosa trovavo io nella mindfulness. E quel “dimmelo in breve” suonava piuttosto perentorio. Era come dire che il succo era quello che interessava. Niente perdite di tempo con la buccia e i semi: solo il succo delle cose.

Il succo per me ha due sapori. Il primo sapore è legato al cambiamento che è prodotto dalla pratica. Non cambi perchè ti sforzi di cambiare. Esplori quello che provi e questo attiva un cambiamento spontaneo. Mentre esplori può non essere divertente. A volte non è affatto comodo. Quel miracolo che avviene dopo, quando hai esplorato, è meraviglioso. Perchè è davvero quello che si intende per spontaneo: qualcosa che esprime e realizza la tua essenza. Niente da correggere o modificare. Questo è un sapore sorprendente.

L’altro sapore, invece è tenero. Man mano che pratichi lo strato delle difese si assottiglia e questo non ti lascia più fragile ma più vitale. Sai difenderti ma lo fai solo quando è davvero necessario. Altrimenti sei aperto e gusti molto di più quello che accade: in poche parole gusti di più la tua vita.

Sono stata abbastanza sintetica?” le ho chiesto? Immagino di sì visto che non ho nulla da replicare, mi ha risposto, quasi dispiaciuta.

Capisco il suo dispiacere: ci hanno allevato come minatori, noi psicologi. Scavi, vai in profondità. Alla fine, a volte, rischi di rimanere sommerso da tutto quello che hai scavato. Un lavoro da minatore fatto insieme ai pazienti. Così, quando ti viene detto che, invece che scavare, bastava solo aprire il panorama sembra che ti abbiano fatto durare tanta fatica per niente. In realtà ci sono tante situazioni in cui è necessario scavare ma altrettante in cui è necessario aprire. Come fare per riconoscere la differenza? La stagnazione. Se c’è ristagno prima è meglio aprire, riportare la fluidità, il movimento. La stagnazione non è quiete: la stagnazione è ripetitiva mentre la quiete è vitale.

Poi, una volta che abbiamo aperto e visto cosa ha portato il movimento, possiamo capire meglio se è proprio necessario scavare. Altrimenti lascia gli strumenti da scavo e goditi il sole!

Tranquillità non significa eliminazione del disagio quanto un modo diverso di vedere ciò che ci disturba.Mark Epstein

Pratica di mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2018 Il protocollo MBSR

Foto di Jeremy Bishop on Unsplash

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

leggi come usiamo i tuoi dati (informativa sulla privacy)

 

Vuoi ricevere

Iscrizione Completata con Successo!