La correzione è sempre un’operazione complicata; a volte necessaria nell’apprendimento. Spesso usata inutilmente nelle situazioni della vita ordinaria, rischia di alimentare delle confusioni relazionali non da poco.

Perché? Perché abbiamo la tendenza, quando accade qualcosa che non ci piace in una relazione, a correggerla. A dire, al nostro partner, a nostro figlio, ai nostri amici, come sarebbe il comportamento giusto. Giusto in generale o, almeno con noi.

Spesso apriamo la correzione con la delusione per quello che è accaduto, proseguiamo con l’esposizione di tutte le nostre buone intenzioni passate e di tutti i nostri sforzi e concludiamo con la ricetta: dovresti fare così!

Ad essere onesti noi psicologi abbiamo dato un bel contributo all’elenco dei “dovresti fare così” attraverso rubriche, manuali, ed elenchi di come bisognerebbe fare. Insomma non abbiamo l’ Accademia della Crusca ma ci impegniamo parecchio per evidenziare gli errori. Che, è indubbio, esistono e, a differenza di quelli grammaticali che al massimo fanno orrore, producono parecchio dolore e sofferenza.

Esistono però strade alternative alla correzione. Per esempio vedere come si svolge il processo e lasciare che siano i fatti a parlare. Anziché cercare di dire all’altro come dovrebbe essere per essere amato, guardare com’è e poi chiedersi se lo amiamo. Domandarsi quale illusione stava dietro la nostra delusione, anziché correggere la realtà perché non sia deludente. Tutte azioni che si esprimono in una forma di non-azione. La non azione dell’accoglienza della realtà così com’è. La non azione dell’accettazione. Perché da quella non azione nasce il giusto movimento.

Puoi attendere fino a che l’acqua torbida torni ad essere limpida? Puoi far nascere la giusta azione dall’immobilità? Lao Tzu

Pratica di mindfulness: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi

Foto di ©Federico Montaldo

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