Ho un vecchio trucco per calmare l’agitazione, che usavo anche prima di iniziare a meditare: studiare. Concentrarmi su qualcosa di esterno ha sempre avuto, su di me, un effetto calmante. L’ho sempre considerata una fortuna e una stranezza. Oggi ho scoperto che, in realtà, è così per tutti (magari non con lo studio). Perché? Perchè i circuiti cerebrali responsabili dell’attivazione dell’attenzione selettiva – quella che utilizziamo quando siamo occupati con tutta la nostra attenzione a fare qualcosa – sono degli inibitori delle risposte emotive. È come se. per stare attenti, mettessimo il silenziatore alle emozioni. Fare questo può essere più semplice se ci abituiamo a farlo. Per alcuni può essere mettersi a cucinare un piatto particolare. Per altri fare il pane o fare giardinaggio. Oppure correre. Intuitivamente sappiamo che, se facciamo qualcosa che ci piace fare e che attira la nostra attenzione, questo ha un effetto calmante. I problemi restano ma, dopo, li affrontiamo con più serenità.

Se invece lasciamo che la nostra attenzioni vaghi – se ci distraiamo, come siamo abituati a dire – magari proprio perchè siamo agitati, succede un’altra cosa, non altrettanto piacevole. Nei momenti di distrazione l’umore tende ad abbassarsi e i nostri pensieri finiscono per andare sul tema del me: ossia sui nostri problemi. Insomma lasciar vagare la mente ci porta a rimuginare: su cosa dobbiamo fare, oppure su qualcosa di spiacevole avvenuto con qualcuno, o su qualche generica preoccupazione. Quindi se per distrazione intendiamo prenderci uno spazio in cui mettere l’attenzione su un’attività piacevole è un’ottima strategia. Se, invece, per distrazione intendiamo lasciare che la mente vaghi a destra e a manca, allora è bene sapere che, prima o poi, la nostra mente andrà proprio a picchiare dove il dente duole. E non saranno pensieri produttivi, riflessivi, ma sottili e inutili tormenti: alimenteremo un clima di preoccupazione. Nella convinzione che preoccuparci sia un modo per trovare soluzioni che ci rendano felici: invece è un modo per avvolgerci nella spirale dell’infelicità. Per trovare soluzioni che ci rendano felici partiamo dalle nostre risorse, dal fare le cose che sappiamo fare: questo ci metterà in un clima interno più fiducioso e più sereno. Per essere felici partiamo dal non essere preoccupati!

Allora dobbiamo stare sempre attenti per essere felici? Non è necessario – e forse nemmeno possibile – stare sempre attenti, avere sempre un’attenzione selettiva. Per essere felici abbiamo bisogno di passare con saggezza tra concentrazione, attenzione selettiva e consapevolezza aperta. Fare come fanno gli scoiattoli: rosicchiare solo quando abbiamo la noce in mano.

Questi “pensieri sul me” (o la mente scimmia come viene definita in Oriente) non fanno che strombazzare i nostri argomenti preferiti: le notizie sul nostro io. Ne esistono tre categorie generali – gli eventi passati, le possibilità future e ciò che potrebbe non accadere mai – e nessuna di esse prevede la concentrazione su ciò che sta accadendo qui e ora. Daniel Goleman

Pratica di mindfulness: Lo spazio di respiro di tre minuti

© Nicoletta Cinotti 2018  Ne parlerò a Tutti attenti?!: il tema del mio intervento è ” Attenzione e regolazione emotiva: preferisci essere multitasking o essere felice?”

Photo by Rebecca Prest on Unsplash

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