La mattina mi alzo, seguo la solita routine e poi, in questi giorni esco veloce a camminare, prima che lei si svegli. O forse dovrei dire prima che lei si alzi perché sembra non dormire mai. Questo muovermi veloce e silenziosa mi ricorda quando mio figlio era piccolo e mi alzavo quatta quatta perché poi, quando si svegliava, la sua vita occupava la mia, con un tenero imperio d’affetto.

Sono abituata a mettere da parte, momentaneamente, la mia vita. È pratica di ascolto la mia che mi insegna la bellezza della seconda fila, perché la prima fila appartiene a chi parla, la seconda fila a chi ascolta. Il palcoscenico e la platea. Metto le cuffie, inseparabili, e mentre Anna si innamora perdutamente di Vronskij, malgrado l’abbia avvisata di lasciar perdere, in questo amore descritto dalla traiettoria degli sguardi, tra di loro e tra chi assiste incredulo, penso alla traiettoria dello sguardo con cui mia madre mi cerca. Sembra che mi curi ma lo so che mi guarda perché rimango un pezzo di realtà conosciuto. Rimango casa mentre attorno a lei il resto sta diventando via via più estraneo. A tratti ritorna e poi rapidamente svanisce. Anna Karenina appartiene, inevitabilmente alla mia casa d’infanzia. Non posso evitare di associarla. Non c’è più l’albero dove mi appollaiavo per leggerlo mangiando frutta, ma Anna rimane indissolubilmente legata a quel luogo. Un luogo non fisico ma del cuore. Non ha mai appassionato mia madre, quella storia le è sempre sembrata un “andare a cercarsi guai quando non ci sono“, come diceva scuotendo la testa quando mi vedeva il libro tra le mani.

Poi, quando si alza, tutto sembra ruotare traiettoria e direzione. Tolgo le cuffie, tolgo tutto ciò che distrae la mia attenzione da lei. Mi sottometto di nuovo a questo tenero imperio d’affetto, mi rimetto in platea e iniziamo la nostra giornata insieme. Mi domando se stiamo vedendo la stessa cosa. Forse guardiamo la stessa cosa ma, vedendola da due prospettive diverse, ne cogliamo aspetti radicalmente sfumati. Lei tiene lo sguardo su quello che non vuole lasciarsi alle spalle. Io, guardo avanti, come sempre curiosa. Per entrambe la fine è una sorpresa, proprio come la giornata che abbiamo davanti, nota e sconosciuta insieme. Ci alterniamo, tra palcoscenico e platea, con tenero dominio d’affetto. L’azzurro dei cielo prenderà la sua parte.

L’azzurro ha sferrato la sua offensiva nel primo pomeriggio. In meno di un’ora era ovunque, nel cielo e negli occhi dei passanti. Christian Bobin

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBCT

 

 

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!