Qualche anno fa mi invitarono a tenere un incontro in un corso di preparazione al matrimonio di una parrocchia qui vicino. L’idea era che dessi qualche buon suggerimento su come far durare di più un matrimonio e renderlo un matrimonio felice. Il mio contributo però non fu molto apprezzato, soprattutto da una delle coppie mature che conduceva gli incontri.

Gli raccontai la storia del gomitolo (di mia invenzione) che è una storia che va bene in qualsiasi relazione, a dire la verità. Quando passiamo dei momenti felici insieme ad un’altra persona costruiamo un legame, un filo che, nel tempo, può diventare un vero e proprio gomitolo, bello nutrito dai momenti felici passati insieme. Certi litigi – quelli che mettono in gioco il carattere – tagliano dei pezzi del filo di cui è fatto il nostro gomitolo. Sono i litigi in cui senti che il problema non è quello su cui si sta litigando: il problema è che non vai bene così come sei (e non puoi essere diverso da come sei). Ogni litigio di questo tipo taglia un pezzetto di filo. Anche sul lavoro è così: se senti che vieni sminuito come persona inizi a fantasticare sul giorno in cui ti licenzierai in tronco, e, andandone, li lacerai nei guai.

In ogni caso il mio suggerimento fu di verificare sempre che il gomitolo avesse tanto filo e di tessere del nuovo filo dopo un litigio di quel genere. Perché quando si arriva alla fine del gomitolo è inutile andare dallo psicologo (e anche dal sacerdote): le cose sono finite. Ovviamente il mio intento era quello di avvisare le giovani coppie sull’importanza di avere cura della relazione (anche perchè molti capricci femminili attorno al matrimonio sono insopportabili) e sull’importanza di non dare mai l’altro per scontato. Di verificare sempre come sta la dimensione del gomitolo perché non tutto si può recuperare. La mia idea non fu apprezzata perché, mi dissero, mancava di misericordia e perdono. Era però ricca di senso pratico e di esperienza: ci sono coppie che arrivano da me fuori tempo massimo e che avrebbero potuto ancora fare molto se solo fossero arrivati prima della fine del gomitolo. Inoltre, sempre per esperienza, so che più una coppia parte con alti ideali più rischia di non superare lo scoglio della pratica, quella della banale, straordinaria, routinaria vita quotidiana. Insomma, oltre a preparare bomboniere, vestiti, inviti, location e tutto il resto mi sembrava che un po’ di senso pratico non fosse male. Ho visto matrimoni che sono finiti il giorno stesso in cui sono iniziati per sfinimento da preparativi. Poi sono rimasti insieme ma la favola è finita proprio lì, nell’incontro tra ideale e realtà. Così non mi piace parlare di alti ideali. Mi sembra che della misericordia e del perdono si possa parlare solo dopo averli vissuti e non prima. Mi sembra che non possano essere indicazioni di percorso ma solo tappe di arrivo.

Quello che contribuisce a tagliare il filo del gomitolo più pesantemente è la punizione: mi arrabbio con te e te la faccio pagare, in qualche modo. Il più classico è “ti spedisco a dormire sul divano”. Non fatelo. Va bene per le commedie degli anni ’50. Fate un upgrade 2.0 e quando siete arrabbiati affrontate il problema stando vicini. Qualunque sia la ragione del litigio, rimanete vicino alla persona con cui avete litigato perchè la distanza fisica consuma tantissimo filo. Le punizioni consumano tantissimo filo. In un rapporto non c’è ragione per punire chi ha sbagliato, non sta a noi fare la parte del giudice e del tribunale. A noi sta il compito di consolare il nostro dolore: io non ho mai visto un dolore consolato dal fatto di aver fatto subire all’altro la stessa intensità di sofferenza. Quello non è consolazione. ha un altro nome. Si chiama vendetta.

Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore. Titta Di Girolamo personaggio del film “Le conseguenze dell’amore”

Pratica di mindfulness: Il desiderio profondo del cuore (meditazione live)

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

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