In questo momento abbondano libri e manuali che promettono di risolvere i problemi relazionali, di insegnare strade sicure per trovare la felicità in amore e comprendere la radice di tutte le difficoltà relazionali più o meno possibili. Mai come in questo momento sembriamo in grado di stare in coppia eppure mai come in questo momento ci troviamo con tantissimi amici single che vivono la propria singletudine con alterni sentimenti. Momenti di euforia e momenti di tristezza e depressione.

Innamorati quando sei pronto, non quando sei solo.

Tutta colpa di Cenerentola: abbiamo creduto che l’inizio di una relazione fosse la fine dei problemi, come nella favole che terminano con la formula magica “e vissero per sempre felici e contenti”. E invece no. Iniziamo una relazione e dopo poco ci troviamo nei soliti circoli viziosi. Cambiamo partner eppure le difficoltà sembrano sempre le stesse. Come mai? Ogni innamoramento è unico ma le difficoltà che incontriamo tornano sempre alle solite problematiche perchè nascono dal nostro stile relazionale. Possiamo cambiare partner ma il nostro stile relazionale è congruente con la nostra personalità. Così, anche in relazioni diverse, possiamo avere sempre le stesse problematiche che potremmo riassumere così:

  • la relazione vive di un apparente paradosso: cerchiamo sicurezza ma un eccesso di sicurezza la rende monotona. Così dobbiamo imparare a stare in relazione prima di tutto con il nostro bisogno di controllo. Se il nostro bisogno di sicurezza è eccessivo dopo un certo periodo la relazione diventa statica e quindi uno dei due partner inizia a cercare novità di vario genere. Abbiamo un stile relazionale che ha bisogno di troppa sicurezza
  • siamo fortissimi nell’innamoramento ma ci annoiamo nell’amore. A volte perchè non amiamo il consolidarsi di una relazione. Altre volte perchè l’intimità, quando diventa storica, ci sembra soffocante. Abbiamo uno stile relazionale che ha bisogno di troppa novità e sono poche le persone che tollerano tutta questa variabilità
  • siamo stati scottati da esperienze precedenti. Anche se i nuovi partner sono diversi proseguiamo con loro un filo del discorso iniziato con il partner precedente (o i partner precedenti). Abbiamo un eccesso di disillusione: non facciamo in tempo ad innamorarci che siamo già pronti a cercare i segni della crisi
  • abbiamo le nostre abitudini: stare insieme è bello ma stare da soli può essere parecchio rilassante. Dopo i 35 anni cambiare le proprie abitudini per vivere insieme ad un’altra persona potrebbe essere una specie di sacrificio esistenziale delle proprie benamate abitudini. Così, anche se non lo ammettiamo, da single stiamo meglio che in coppia e quello che ci spinge verso una relazione è la sessualità. Siamo dei solitari che amano la compagnia a termine
  • siamo simbiotici: il rapporto ci fa stare bene solo fino a che siamo uno in due. Se diventiamo due che qualche volta sono uno ci sembra che il rapporto sia molto insoddisfacente. Abbiamo uno stile simbiotico (molto adatto a chi desidera avere un animale domestico)
  • mai come mio padre, mai come mia madre. Da Freud in poi sappiamo che impariamo amare nelle nostre relazioni famigliari e che iniziamo a provare un attaccamento sessuale attraverso il rapporto con i nostri genitori. Più è stato difficile il rapporto con i nostri genitori, più cercheremo di evitare qualcuno che gli assomigli. E più ci ritroveremo proprio con una persona simile: evitare i problemi non serve. Smetti di evitare tutti i partner simili ai tuoi genitori e accetta di elaborare gli elementi di ambivalenza, di amore/odio, nella tua relazione con loro. Abbiamo uno stile relazionale evitante: per non entrare in conflitto preferiamo allontanarci fino al punto di chiudere la relazione

Se sei single e ti riconosci in uno di questi stili relazionali puoi iniziare a rilassarti. Non sei solo a causa di una tua inadeguatezza: sei nella pausa tra una relazione a l’altra. E più sei consapevole della tua tendenza, del tuo stile relazionale, più è facile che, una volta iniziata una relazione, tu possa riconoscere che i problemi sono dovuti più al tuo stile relazionale che al tuo partner. Un buon modo per rimanere insieme un po’ più del solito. Innamorati quando sei pronto e non perchè sei solo: quella è una pessima ragione per innamorarsi. Si rimane soli anche quando si è in coppia.

I conflitti edipici non si risolvono con la rimozione. Sono soltanto sepolti nell’inconscio, dove incombono come un fato per controllare il comportamento. [… ] Il complesso di Edipo scompare come fenomeno cosciente tramite la rimozione, ma diventa attivo nell’inconscio. Di conseguenza una persona sposerà qualcuno che, superficialmente, è l’opposto del proprio genitore, ma sarà costretta dal complesso a trattare il coniuge come il genitore. Alexander Lowen

La paura di abbandonare e la paura di essere abbandonati

Le relazioni nascono da una apertura del cuore: lo so, detto così sembra eccessivamente romantico e femminile eppure, se non apriamo ai sentimenti non ci innamoriamo. Questa apertura ci permette di ricevere più nutrimento ma, anche, di essere più vulnerabili. E, soprattutto, apre la possibilità di venir abbandonati e di abbandonare. Non ci piacciono nessuna delle due ipotesi. Per molte persone rimanere fedeli a se stessi quando si trovano in una relazione affettiva non è facile. Finiscono per essere troppo empatici e per rimanere imprigionati dai bisogni del partner. Non rimangono imprigionati dai bisogni espressi: sarebbe troppo facile! Rimangono imprigionati dalla loro sensibilità che li porta a riconoscere i bisogni dell’altro e a sentire i loro sentimenti più importanti dei propri. Una trappola dalla quale non riescono ad uscire se non con la sensazione di essere colpevoli di alto tradimento. O meglio tradiscono se stessi per stare insieme all’altro. Oppure tradiscono l’altro per essere fedeli a se stessi.

È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini. Frida Kahlo (una che con l’amore esagerava)

Una buona relazione dovrebbe essere libera da questo invischiamento: se ci rendiamo conto che stiamo correndo questo rischio la cosa migliore è avere un po’ di sano egoismo e parlare all’altro prima possibile delle nostre difficoltà. L’amore dovrebbe essere come la marea: nel punto di maggiore distanza dovremmo sentire il desiderio dell’altro e questo desiderio dovrebbe portarci di nuovo vicini. Una volta saziato il desiderio di vicinanza dovremmo poter tornare ad allontanarci perchè due adulti che pretendano di stare sempre vicini prima o poi perderanno il desiderio. Il desiderio si nutre di distanza, si nutre di mancanza. L’importante è che questa distanza non arrivi ad essere così abissale da perderci.

Rimanere coppia anche da genitori

Da qualche tempo sto assistendo ad un fenomeno strano: tanti ottimi genitori che si dimenticano di rimanere una coppia. Avere un figlio è un innamoramento e spesso è un enorme investimento di energie. Rimanere coppia però è un gran bel regalo da fare ad un figlio: gli permetterà di non rimanere eternamente dentro una simbiosi e gli darà la possibilità di vivere in una famiglia reale e non solo con due genitori affettuosi. Sappiamo tutti quanto l’infanzia sia un momento cruciale per lo sviluppo di un bambino ed è bene essere genitori coinvolti ma nessuno ha detto che per essere buoni genitori tutto il resto debba passare in secondo piano. Questo è un momento critico per tornare single: dopo qualche anno di vita da genitori molte persone hanno la sensazione di stare da soli e trasformano questa sensazione in una separazione. È quindi abbastanza probabile che un single sia in realtà un genitore separato. Che a quel punto vive una doppia identità relazionale: quella di genitore e quello di persona con una relazione di coppia. Con la sensazione che aver figli ed essere in coppia siano due estremi inconciliabili. Non è così ma è necessario che uno dei due si impegni per riportare l’intimità fisica ed emotiva, dopo la nascita di un figlio: non è scontato che avvenga autonomamente

Amore perfetto e relazioni imperfette

Abbiamo l’idea che l’amore sia perfetto e che quindi anche il nostro partner lo debba essere. È vero: il sentimento dell’amore ha una qualità che si avvicina alla perfezione ma questo non vuol dire che litigare, avere dei problemi, discutere, sia un segnale di non amore. Spesso è un segnale di vitalità. Il problema è tollerare la tensione e riconoscere quando si superano i limiti di guardia. In quel caso è necessario fermarsi. Altrimenti a cosa migliore è amare le difficoltà che incontriamo: sono un modo autentico per diventare una coppia. Altrimenti diventiamo single per non litigare (e poi scoprire che litighiamo con noi stessi perchè non siamo in grado di stare in relazione).

Tutti noi, single o accoppiati abbiamo un fantasma che ci tormenta: l’idea che quello che succede sul tema dell’amore e della relazione riveli una nostra grave e personale inadeguatezza. Ho visto poche persone che hanno difficoltà relazionali che non pensano mai “c’è qualcosa in me che non va”. Eppure stare in relazione non è facile: abbiamo vite personali e professionali sempre più complicate. Standard sempre più elevati rendono la felicità sempre più una chimera. E se iniziassimo a pensare che:

  • le storie d’amore finiscono. In media la loro durata si è accorciata considerevolmente negli ultimi 30 anni. Non è perchè c’è la legge sul divorzio: è perché vogliamo che il nostro matrimonio e la nostra coppia abbia sempre un sentimento di amore e appagamento ma non abbiamo voglia di essere proprio noi a coltivare questo sentimento: preferiamo che lo faccia l’altro
  • le relazioni non sono esenti da competizione. Per strano che possa sembrare molto frequentemente le persone preferiscono stare sole perchè entrano in competizione – personale e professionale – con il proprio partner
  • essere single non è un fallimento: a volte è il periodo in cui impariamo a stare con noi e ne abbiamo bisogno per stare poi insieme.
  • le coppie invidiano i single – beati loro che fanno tutto quello che vogliono – e i single invidiano le coppie – che bello condividere la vita insieme. Esagerano entrambi. Sia in coppia che da soli abbiamo sempre delle difficoltà da affrontare: giorni felici, giorni tristi e altri di grigia monotonia.

Innamorarsi è raro, ma non difficile. La vera impresa è conservare quel sogno d’amore anche dopo la sua trasformazione in realtà. Perché se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola.Massimo Gramellini

© Nicoletta Cinotti 2018

Photo by Ashley Batz on Unsplash

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