Ci sono momenti in cui ci sentiamo assediati, accerchiati. È una sensazione che toglie il respiro, che stringe alla gola, che fa sentire vani i nostri sforzi e inutile il nostro impegno. Spesso questa sensazione è legata al quotidiano, all’insieme di attività che ci aspettano, alla lista delle cose da fare che ci guarda minacciosa sulla scrivania o sulla nostra agenda..

La cosa più assurda di questo accerchiamento è che l’abbiamo fatto noi: nessun nemico esterno ma noi stessi accerchiamo la nostra vita fino a renderla uno spazio troppo piccolo per riuscire a respirare.

Ho scoperto come uscire da questo assedio. È stato un lampo, sabato scorso, mentre mi lamentavo con mio marito di tutte le cose che avevo da fare. Mi sono accorta che erano tutte attività future. Che non avevano altra consistenza che quella data dai miei pensieri che impastavano questi impegni con tutta la farina dell’ansia che avevo in dispensa.

In quel momento – nel momento che mi sono accorta che quell’assedio era fatto da fantasmi a cui io stessa davo vita – l’assedio si è sciolto. Poi, per sciogliere del tutto le catene ho fatto due liste, dividendo il foglio a metà in modo che quando scrivevo su un lato non fosse visibile sull’altro. Su una lista ho scritto le cose urgenti, quelle che. mi assediavano. Sull’altro lato ho scritto le cose importanti. Poi ho aperto il foglio e ho guardato se le cose urgenti e quelle importanti coincidevano.

Non coincidevano affatto.

Così per quel giorno ho deciso che la mia priorità erano le cose importanti. Che quelle urgenti non erano davvero urgenti ma erano rese tali dall’ansia.Dalla paura per quello che non è ancora accaduto ma che immaginavo potrebbe accadere. Per un giorno ho deciso di dare la priorità alle cose importanti e di lasciare che quelle urgenti aspettino, non più in cerchio ma in fila indiana. Non voglio permettere che l’urgenza accerchi la mia vita. Oggi farò così: due cose importanti prima di una urgente. È tutto un altro ritmo: sembra un jazz!

Il coraggio è la misura della nostra sentita partecipazione con la vita, con un’altra persona, con una comunità, con un’opera, con il futuro. Essere coraggiosi non significa fare qualcosa di straordinario o andare altrove. Significa essere consapevoli di quello che sentiamo profondamente e vivere la vulnerabilità delle conseguenze che la consapevolezza comporta. David Whyte

Pratica di mindfulness: Intimi con il respiro

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBSR

Photo by Andy Beales on Unsplash

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