Le donne curano. Per propensione naturale e culturale. Per intelligenza emotiva e sensibilità sociale. Curano perchè, fin da piccole, ricevono in regalo delle bambole. Curano perchè hanno una propensione per gli altri.

Flavia Amabile riporta i dati dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere: 9 donne su 10 si occupano degli altri. Per la precisione sono l’86% delle italiane che assistono familiari malati, figli, compagni o, più spesso, genitori. Una su 3 se ne prende cura senza ricevere aiuto e solo una su 4 è agevolata dal punto di vista lavorativo.

Poi ci sono le donne che curano per professione. Nella Facoltà di Medicina, da qualche anno, il numero delle iscrizioni femminili ha superato quelle maschili. Oggi, nella fascia d’età sotto i 40 anni ci sono più donne che uomini medici. Le dottoresse fino a 29 anni sono 3.500 in più dei loro colleghi uomini.

In psicologia i dati sono da sempre a favore delle donne. Le donne sono più frequentemente occupate degli uomini nei campi della psicologia clinica e psicopedagogica, oppure nell’insegnamento in istituti universitari, ma più di rado nei campi della ricerca, delle conferenze accademiche nelle università, nella pratica della psicologia del lavoro e dell’organizzazione aziendale. Nel 1988 Denmark condusse un’indagine, servendosi di esperti provenienti da 40 nazioni, sul livello di preparazione e sulla posizione sociale delle donne nella professione psicologica. Le sue conclusioni furono ambigue. Affermò infatti che la posizione sociale delle professioniste della psicologia è generalmente migliorata, ma che “la maggioranza numerica non sempre si traduce in un aumento di prestigio sociale” (Denmark, 1988, p. 472).

In generale le donne sono in prevalenza in tutte le professioni d’aiuto: infermiere, logopediste, fisioterapiste, assistenti sociali e possiamo estendere anche agli insegnanti dove, fino all’Università, la sproporzione donne/uomini è notevolissima.

Tratto dal sito psicolinea.it, online dal 2001: https://www.psicolinea.it/la-sex-ratio-nella-psicologia-un-problema-di-rappresentanza/

Cosa succede quando una donna sta male?

Che cosa accade però quando sono le donne a stare male? Si curano da sole. Lo fanno il 68% delle donne che si occupano in modo abbastanza intenso degli altri. Lo fanno il 46% delle donne che hanno problemi lievi di salute e il 29% di quelle che hanno problemi gravi.

Quindi le donne curano ma non si curano. Tendono ad essere meno ascoltate nei momenti critici delle diagnosi e a non ricevere sufficienti cure all’interno del loro gruppo familiare. Sono soggette a quello che in termini tecnici viene definita come sindrome da “compassion fatigue“. Questa sindrome rappresenta un tipo particolare di stress. È lo stress che nasce dall’occuparsi tanto, troppo, degli altri e troppo poco di sé stesse. Uno stresso tipico delle donne che diventano efficienti e nervose. Arrabbiate e generose. Si verifica infatti un conflitto tra l’impulso a rispondere positivamente alle richieste di cura dei propri familiari e/o pazienti e il loro bisogno di preservarsi con conseguenze che possono essere espresse in vario modo. A volte investono troppe energie sul lavoro e manifestano un appiattimento affettivo quando sono a casa. Come se non fossero più capaci di riservare un adeguato livello di cura nell’ambito familiare. Altre volte sono disponibili a fare turni massacranti ma perdono nella capacità di conservare gentilezza perché la loro stanchezza fisica ed emotiva è molto oltre la personale finestra di tolleranza.

Cosa fare con la compassion fatigue

L’altro giorno una persona mi ha telefonato per chiedere un’informazione. Era una richiesta impropria perché mi chiedeva un’informazione su un’attività che io non svolgo ma la tensione che quella domanda mi ha prodotto mi ha fatto capire che il tema della compassion fatigue riguarda davvero anche me. Riguarda tutte le donne e tutte le persone che curano. Con una differenza fondamentale: gli uomini sanno chiedere e le donne no. Per questa ragione hanno un rischio maggiore di entrare nella compassion fatigue. Cosa fare? Riservarsi dei momenti di gruppo con persone che condividono la stessa situazione: anche online se di persona non è possibile. Persone che curano e che fanno fatica a prendersi cura di sé. Molte persone, rispetto alla necessità di seguire attività di cura online in questo momento manifestano sfiducia rispetto alla possibilità di avere, nella loro stessa casa, uno spazio per sé stesse. È un fatto che deve interrogarci perché significa che per i familiari con i quali viviamo noi dobbiamo essere sempre a disposizione: non è eccessiva questa disponibilità che noi diamo per scontato? Non sarebbe l’ora di avere la possibilità di dire, anche stando a casa, “Mi prendo del tempo per me, per favore rispettalo, proprio come io rispetto la porta chiusa della tua camera?” Chiedere di avere diritto a un tempo e uno spazio riservato. Possono essere 10 minuti soltanto ma sono un tempo dedicato a noi. Fare una pratica di cura e conforto. Sul mio canale You tube ne trovi molte. Eccone un breve elenco:

Pratichiamo insieme per l’8 Marzo 2020

Domenica 8 Marzo, sul mio canale YouTube, una pratica in streaming dedicata a tutte le persone che curano. Perchè insieme possiamo condividere gioie e dolori e imparare a scegliere di avere un tempo anche per sé stessi. Di avere un momento, anche in casa, anche quando siamo in famiglia, in cui poter dire: adesso mi occupo di me. Questo mi permetterà poi di occuparmi davvero di te!

© Nicoletta Cinotti 2020

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