Forse conosciamo tutti il mito di Pigmalione, che, ritenendo che nessuna donna fosse all’altezza del suo amore, costruì una statua – immagine perfetta della sua donna ideale – e se ne innamorò.

È facile capire che innamorarsi di una statua offre parecchie difficoltà pratiche così chiese a Afrodite, la dea dell’amore, di trasformare la statua in donna. Si sposarono e, per quello che ne sappiamo, vissero felici. Non sappiamo per quanto. Infatti la trasformazione della statua in donna non è una trasformazione da poco. Fino a che era una statua le sue caratteristiche erano immobili. Diventare umani però espone al passare del tempo. Cosa successe quando Galatea invecchiò? (Galatea è il nome che è stato attribuito posteriormente alla statua che all’inizio non aveva nome). Cosa successe quando Galatea cambiò, a causa delle vicende della relazione che, si sa, trasformano proprio perchè ogni relazione tocca nell’intimità e nella profondità di ciascuno di noi?.

Non sappiamo se Pigmalione si sia pentito di aver chiesto la trasformazione in donna della statua e non sappiamo nemmeno se lui stesso fosse all’altezza di tanta perfezione.

Apparentemente questo può sembrare un mito piuttosto vecchiotto ma siamo sicuri che sia così? Quanti di noi – uomini o donne – iniziano una relazione vedendo le potenzialità inespresse dell’altro e desiderando che, attraverso il nostro amore, possano fiorire? Quanti di noi cercano affannosamente l’uomo giusto o la donna giusta e quando lo trovano si stupiscono che, nel tempo, sia soggetto a cambiamento? (L’amore è merce deperibile).

E, soprattutto, quanti di noi lasciano che le proprie potenzialità inespresse siano affidate alla sorte, all’incontro con un Pigmalione che le riconosca e le faccia emergere? Quanti di noi – indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale – aspettano di essere scelti anziché di scegliere, di essere amati, anziché di amare. Di incontrare la perfezione anziché l’umanità.

Perchè lasciar appassire noi stessi mentre aspettiamo Pigmalione? Perchè non coltivare la nostra fioritura ed esercitare – in maniera sana – la nostra assertività? Vorrei dire che sia per pigrizia ma, molto spesso è per paura di vivere.

Nell’Insight Dialogue diventiamo consapevoli di questa microprogrammazione, rilassiamo la tensione che ci sta dietro, ci apriamo al nostro partner e al gruppo e – in quel preciso istante – lasciamo andare persino quei piccoli piani e confidiamo nell’emergere.

Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: Lasciar andare (meditazione live)

© Nicoletta Cinotti Andare la cuore della relazione: la mindfulness interpersonale

Foto di © lafides

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