Le emozioni sono inconsistenti per loro natura eppure possono influenzare tantissimo il nostro umore e il nostro stato mentale. Quando si ripetono nel tempo diventano schemi stabili di comportamento. Un interruttore accende questi schemi e parte il film che ha un finale costante: il significato che diamo a quello che sta succedendo.

Per esempio se siamo vulnerabili al senso d’esclusione potremmo cogliere anche piccoli e minimi segnali di esclusione, sentircene afflitti e, a quel punto, far partire tutto lo schema che costruisce uno stato mentale. Lo stato mentali in questo caso è una sorta di solidificazione di comportamenti, emozioni, pensieri, sensazioni fisiche articolate e compatte tra di loro. L’unica cosa vera è lo stimolo che ha fatto partire lo schema. Il resto è, invece, una sorta di illusione percettiva che ha lo scopo di farci arrivare prima possibile ad un significato conosciuto. Perchè quello che proprio non amiamo è la sospensione del risultato, la sospensione del significato. Non l’amiamo mai ma soprattutto non l’amiamo in situazioni di ambiguità o in situazioni che ricordano eventi dolorosi del passato. In questi casi, entra in azione il famoso “better safe than sorry”. Corriamo a dare un significato conosciuto e ci mettiamo al sicuro.

Ultimo pezzo di teoria (stamattina mi sono svegliata così:-) se siamo narcisisti – intendendo in questo caso per narcisismo il desiderio di proteggerci dalla ferite esterne – le conseguenze di questo stato mentale saranno ridurre l’esposizione al mondo esterno, ritirando tutti i ponti levatoi possibili. Così è vero che ci sentiamo più al sicuro ma è anche vero che non possono entrare nemmeno nuove risorse nel nostro castello.

Che fare? Questa è la domanda topica che arriva ogni volta. la risposta può sembrare paradossale: niente. O meglio nessuna specifica soluzione contro il problema che crediamo di avere, Nessuna specifica soluzione contro lo stato mentale. Riconosciamo che siamo entrati in un doloroso e conosciuto stato mentale e, per quanto sia possibile trasformiamolo in sabbia se è uno scoglio, in pioggia se è una nuvola, in acqua se è ghiaccio o neve. Facciamo così quello che gli alchimisti chiamavano “Solutio” e che noi, troppo efficienti abbiamo trasformato nella parola soluzione. Solutio però vuol dire sciogliere qualcosa nelle sue componenti e, in questo modo renderlo qualcosa di completamente diverso: è trasformare il piombo degli stati mentali, nell’oro delle infinite possibilità!

Una nuvola senza forma è sempre aperta. Mark Strand

Pratica di mindfulness: Radicarsi nel presente

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves

 

 

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