Quando pensiamo alla nostra vita spirituale è facile cadere nell’equivoco di percepirla come qualcosa di dis-incarnato e di elevato.

Questo è l’effetto di una cultura che ha separato la mente del corpo, rendendo così il corpo un’anima senza vita e l’anima un fantasma senza corpo.

Abbiamo bisogno di percorrere la strada opposta: di rendere corpo all’anima e anima al corpo perché le nostre emozioni sono l’essenza della nostra vita spirituale. In particolare quelle che consideriamo le nostre emozioni negative, quelle per le quali dobbiamo “sporcarci le mani”. Per quanto possano sembrarci negative o terribili, non possiamo liberarcene giudicandole, abbiamo bisogno di attraversarle e di ascoltare il messaggio profondo che portano con sé. Considerare le emozioni secondo la categoria “positivo” o “negativo” impedisce una vera conoscenza di sé stessi. Impedisce quell’intimità che viene dal non  sapere e dal non pretendere di giudicare in base ad una etic hetta superficiale: piacevole, spiacevole, neutro. Ci ricorda che “non sapere è la più grande intimità”!

Come esseri umani siamo felici e sani quando siamo interi. Se la conoscenza con cui ci studiamo è frammentaria e formata da parti in contrasto fra loro non può restituire molta felicità. Gaia Rayneri

Pratica del giorno: Non sapere è la più grande intimità

© Nicoletta Cinotti 2022 Mindfulness ed emozioni

In caso di pioggia la presentazione si terrà nella sala adiacente il chiostro

Raccontare storie di guarigione

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