Sono genovese: d’adozione ma pur sempre genovese fin nel midollo (sempre piuttosto umido) del mese di Novembre. Monitoro le allerte meteo come solo i genovesi sanno fare: improvvisi passa parola e disponibilità a cambiare l’agenda all’ultimo minuto perché l’allerta è passata dall’arancione al rosso.

Ieri però è successa una cosa diversa: ad un certo punto, con dimensione virale, è girata una fake news che ha fatto lo stesso danno di una bomba carta gettata da dei ragazzini – magari per scherzare – che produce però un danno vero.

Perché le fake news hanno tanta presa? Perché sono sempre verosimili e danno voce a qualcosa che ha un aggancio dentro di noi. Affermano una grande verità: crediamo alle cose sulla base delle nostre emozioni e non sulla base dei fatti. E, ancora di più, anche se i fatti smentiscono la nostra credenza, in noi rimane impressa l’impronta emotiva che è stata suscitata.

Il nostro cervello non ama essere contraddetto in quello che crede vero: se abbiamo attivata la paura per le ripetute allerte meteo quella fake news – che suonava eccessiva – era molto in linea con quello che la nostra parte pessimista crede. Siamo in Blade Runner – il film di fantascienza uscito nel 1982 dove pioveva sempre – e dobbiamo solo capire chi sono i replicanti e chi sono gli esseri umani. Questo è vero per il lato oscuro – per il nostro pessimismo cosmico legato ai cambiamenti climatici –  e anche per la nostra debolezza verso le lusinghe.

Nel 2010 ad Hong Kong venne distribuito un volantino che pubblicizzava un negozio. Il volantino, distribuito a mano, invitava le persone dicendo che erano state scelte proprio per la loro eleganza. Era evidente che era lo stesso messaggio per ogni persona, ma tutti amano i complimenti e la campagna ebbe un grande successo.

Così la strada verso la verità diventa necessariamente una strada di discriminazione: non solo del vero dal falso ma anche delle nostre emozioni dai nostri pensieri. Ci sono verità che non vogliamo sentire e, a causa di questa emozione di rifiuto, non le ascoltiamo anche se sono vere, credendo così di renderle false. La verità è un processo lento: un processo di discriminazione.

Se invece siamo veloci – o spaventati – contribuiamo a diffondere le informazioni senza avere il tempo di verificarle e chi ha creato questa fake news ottiene quello che voleva: la dimostrazione che si possono muovere masse sulla base di un fatto assolutamente inesistente che cavalca l’onda emotiva. Il creatore della fake news può essere uno ma poi la velocità ci fa diventare complici involontari – o, se preferite, replicanti – nella diffusione della notizia. La nostra paura fa allargare la diffusione dell’informazione e la paura, si sa, rende veloci.

È pericoloso usare i social in questo modo. Perché la bufala si sgonfia in poche ore ma ci può essere chi, sulla base di una campagna ben congegnata, costruisce una carriera politica solo sulle fake news che muovono gli animi delle persone. Anche qui, mi viene spontaneo ricordare, la consapevolezza serve e la verità rende liberi.

Il nostro cervello non ama le informazioni che contraddicono ciò che crediamo vero e tendiamo a ricordare le informazioni congruenti con i nostri pregiudizi. Trish Hall

Pratica del giorno: Grounding

© Nicoletta Cinotti 2019 La bellezza delle parole:il viaggio interiore, il percorso professionale, Milano 30 Novembre 1 Dicembre

Photo by Erik Witsoe on Unsplash

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