Continuano ad arrivare le vostre risposte al mio sondaggio “Gli errori magici”.Le leggo alla sera o la mattina presto e mi illuminano di gratitudine. Metto insieme qualche informazione in più su questi errori ogni giorno e provo a condividerle con te perché sbagliare ha una grande potenzialità: fa volgere lo sguardo all’interno.

La prima cosa riguarda gli standard elevati. Che non sono perfezionismo. Piuttosto è chiedersi un livello alto di prestazione – professionale o affettiva – e pretendere di raggiungere quel livello alto pena perdita di valore. In questo c’è una differenza fondamentale tra gli uomini e le donne. Quando gli uomini raggiungono un risultato trionfano. Giocano e stanno in competizione per raggiungerlo ma è solo un risultato. Poi festeggiano. Se lo gustano. Ci vogliono molti, moltissimi fallimenti perché pensino di essere falliti. Lo standard di prestazione è prevalentemente stabilito a posteriori. E arriva dopo aver festeggiato. Avete visto Ibra al Festival di Sanremo? Nessuna donna con il suo livello di performance sportiva sarebbe mai stata così trionfante. Ha ragione ad esserlo ma non appartiene alla cultura femminile esserlo perchè susciterebbe troppa invida tra pari. Una donna non è trionfante perché ha paura di suscitare invidia e antipatia. Ci manca l’autorizzazione al trionfo. Avete visto Larissa Iapichino, record italiano di salto in lungo? Era felice! Lo speaker uomo era trionfante. Larissa ha pensato – parole sue – “cavolo ho saltato quanto mia mamma“. Questo ci dice già quanto è sfidante avere genitori grandi.

Le donne sono competitive ma lo standard di richieste a se stesse è alto a priori e non a posteriori. Partono chiedendosi il 5000 subito e pretendono di riuscire al primo colpo perché l’essere donne significa dover dimostrare di valere. E quando arrivano ai 5000 non hanno il senso di trionfo perché pensano già ai 6000, convinte che solo i 7000 le metteranno tranquille. Si mettono ad una distanza fissa dal trionfo. Così sono certe di non mollare mai.

Poi ci sono le famiglie dove gli standard elevati sono il minimo e non il massimo. Nascere in una famiglia con genitori brillanti e realizzati non offre solo opportunità in più. Fa partire tutti – uomini e donne – con un livello di aspettative alte che alimenta l’ansia e uccide la realizzazione personale, quella fatta di prove ed errori. Molti figli di grandi genitori combattono quotidianamente con la grandezza da cui sono nati e che rischia di schiacciarli. Nascere piccoli aiuta. Sono la prima laureata di intere generazioni che stanno dietro di me. Questo non è stato solo uno svantaggio (e in parte lo è stato). È stata una grandissima opportunità. Non è lo stesso per mio figlio che deve diventare uomo con una madre ingombrante. Non è solo un vantaggio avere genitori che funzionano. È anche lo svantaggio di sentire che non puoi fare meno perché sarebbe un fallimento: puoi solo fare di più ma, a volte fare di più è impossibile. Questo è uno dei grandi errori che molte persone si rimproverano. Non aver fatto di più, senza tener conto che non era possibile.

Ogni figlio ha bisogno di avere un margine per diventare più grande dei suoi genitori. Se ci mostriamo essere umani perfetti gli togliamo quel margine e raccontiamo una bugia. Così mostrare gli errori non solo coltiva l’apprendimento, non solo fa volgere lo sguardo all’interno, ma aiuta a vedere che c’è un campo di possibilità ancora tutto vergine, da realizzare. Lasciamo questo in eredità ai nostri figli: lasciamogli il dono della  nostra imperfezione,

Il senso della vulnerabilità alimenta la paura e la vergogna. Ma non ci offre solo quello. Ci offre anche gioia e gratitudine e la sensazione di appartenere. Se ogni mattina ci svegliamo e indossiamo la maschera dell’invulnerabilità come unico modo per avere il diritto di esistere paghiamo il prezzo di perdere l’esperienza della gioia, della gratitudine e del senso di appartenenza. Brenè Brown.

Pratica di mindfulness: Sono una donna fenomenale

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves. Ritiro di mindfulness Puoi iscriverti qui alla pratica gratuita di self compassion su Zoom (solo per donne) di sabato 13 Marzo alle 18.30

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