Quando sentiamo un bisogno spesso sentiamo anche una spinta relazionale: è un aspetto primitivo quello che ci spinge verso la relazione nei momenti di necessità. Accade perchè siamo esseri sociali, nasciamo in una matrice relazionale, cresciamo in un tessuto sociale. Gradualmente impariamo a dare una risposta personale ai nostri bisogni ma, se la necessità è particolarmente significativa, è normale che la spinta sia quella di rivolgersi all’esterno. Anche solo per condividere quello che stiamo vivendo, per aprire la mente verso una prospettiva più ampia.

A volte però – proprio perchè la spinta è stata quella del bisogno – si riattivano anche aspetti primitivi della nostra esperienza e così possiamo pensare che la risposta dell’altro sia determinante rispetto alla nostra necessità. Possiamo credere che la sua accoglienza determini il valore della nostra richiesta e la possibilità di essere soddisfatti. Così chiediamo sulla base di ciò che ci manca, anziché sulla base di quello che l’altro può darci. Come se fossimo tornati bambini e l’altro fosse una specie di genitore benevolo. In questo modo inneschiamo spesso  cicli di insoddisfazione e frustrazione reciproca. Più chiediamo inutilmente, più la percezione del bisogno diventa grande, più la distanza tra quello che vorremmo e la realtà aumenta. È un po’ come chiedere mele ad un albero di pere. L’altro ci può dare un frutto. E noi possiamo beneficiare di quel frutto come nostro nutrimento, anche se non è proprio quello che avevamo chiesto. La strada dell’insistenza non ci condurrà ad una migliore risposta. Né trasformerà le pere in mele.

Questo non significa che il nostro bisogno non abbia diritto di trovare una risposta: significa che accogliere la risposta dell’altro può condurre verso l’accettazione dei nostri e altrui limiti. Può aprire accoglienza verso quella non pienezza che è il segnale della spinta a crescere. Quel morso della fame che ci spinge a cercare risposte. E a scoprire che, anche senza ricevere esattamente quello che vogliamo, siamo in grado di andare avanti. E che c’è molto altro, invece, che soddisfa proprio i nostri bisogni e va ancora oltre.

La differenza la fa la volontà. Quando decidiamo di avere bisogno esattamente di una cosa, spesso lo facciamo dentro uno schema abituale e ripetitivo di lettura della nostra realtà. Quando invece lasciamo che sia la vita a darci delle risposte raccogliamo frutti generosi. E magari scopriamo che il nostro bisogno prende un’altra forma se lo guardiamo da un’altra prospettiva.

Poesia del giorno: Lasciar andare

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità

Foto di ©Cristiana C.

 

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