Ci sono tantissime parole che rimangono segnate dentro di noi. Spesso sono parole che ci hanno ferito, colpito. Altre parole ci hanno segnato perché le avremmo volute sentire ma non sono mai arrivate. Le scuse mancate, i “mi dispiace” non detti, a volte risuonano con un eco sinistro dentro di noi. Sono come arti fantasmi. non ci sono eppure li sentiamo come se ci fossero appartenuti. Forse è per questo che molte persone non amano il silenzio: in quel silenzio queste parole non dette affiorano e fanno eco. L’eco dell’amore dato e ricevuto; l’eco della mancanza di amore dato e ricevuto.

Sono tante le parole che avrei voluto dire e che non ho detto e quelle che avrei voluto sentirmi dire e che sono rimaste silenziose. Allora per la pratica di Metta ho pensato che potremmo partire proprio da quelle parole. Quando iniziamo la pratica con gli auguri rivolti a noi stessi potremmo semplicemente lasciar riaffiorare quelle parole che avremmo voluto sentirci dire e che non ci sono mai state dette e trasformarle in un augurio. Così come potremmo andare ancora oltre e ripescare le parole che avremmo voluto sentire da adolescenti e che ci sono mancate. E poi quelle che avremmo voluto sentire da bambini e che non sono arrivate. Potremmo ridircele trasformandole in un augurio da lasciar uscire con voce sommessa, con la voce interiore udibile. Quella voce interiore che in genere usiamo come strumento di rimprovero e che, invece, potrebbe diventare uno strumento di reparenting. Come sarebbe se invece che commentare acidamente tutti i nostri errori ci dessimo una spinta, un sostegno, un incoraggiamento per andare avanti, per traghettarci altrove, per arrivare sull’altra sponda. Quella sponda su cui riposiamo dopo aver attraversato il fiume tempestoso delle nostre emozioni. Forse sarebbe bello iniziare a curarci con parole di affetto invece che a spronarci con parole di critica.

Sono come un cristallo,
le parole.
Alcune, un pugnale,
un incendio.
Altre,
rugiada appena.
(…)Chi le ascolta? Chi
le raccoglie, così,
crudeli, disfatte,
nei loro gusci puri? Eugenio De Andrade Traduzione di Mariangela semprevivo

Pratica di mindfulness: La pratica di gentilezza rivolta a noi stessi


© Nicoletta Cinotti 2021 Mindfulness ed emozioni

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