Le recenti dimissioni di Andrew Cuomo mi hanno colpito, così come mi ha colpito la storia delle violenze sessuali che accompagnano le sere estive o l’ipotesi di reato per il Principe Andrew, sempre reati a sfondo sessuale.

Mi è tornato in mente un libro di Michela Murgia “Stai zitta – E altre nove frasi che non vogliamo sentire più”, uscito dopo un episodio arci-noto e arci-commentato in cui il collega Raffaele Morelli la zittiva (o almeno tentava di zittirla) durante un’intervista in cui si era sentito messo alle corde da Michela Murgia.

Il suo libro fa uno stato dell’arte del femminismo a partire dalle parole che vengono usate per controllare le donne e cita esempi famosi e pubblici – Ignazio La Russa e Concita De Gregorio; Bianca Berlinguer e Mauro Corona – ma riporta anche molti modi di dire, affermazioni linguistiche che sono di uso corrente.
È un libro che riporta posizioni convincenti e molto ben argomentate e forse questo è il suo miglior pregio e il suo peggior difetto: Michela Murgia ha sempre ragione. Il fatto che dimostri perché ha ragione è notevole. Diventa un difetto perché lascia poco spazio: si teme di sbagliare.
Tralasciando questo aspetto secondario c’è una citazione che Michela riporta che è quella che mi ha fatto ricordare del libro, “Tutto nel mondo è sesso, tranne il sesso. Il sesso è potere”. La citazione è di Oscar Wilde e per me è la ragione principale per cui chi ha un potere – politico, economico, sociale – ha una doppia responsabilità rispetto al comportamento sessuale. La responsabilità etica nei confronti del sesso e del potere che dovrebbe rendere doppiamente attenti a non abusare di nessuno dei due versanti. Invece questo aspetto è il più forte e violento, non solo nei confronti delle donne ma anche nei confronti della comunità LGBT. Tutto questo non è solo veicolato dai comportamenti: il primo atto è, quasi sempre, linguistico e dimostra la forza del potere delle parole

Nel suo libro Michela Murgia cita Margaret Atwood e in particolare, Il racconto dell’ancella. La citazione è significativa perché permette di comprendere un elemento importante: solo una donna può, alla fine, controllare davvero un’altra donna. Il primo femminismo o, se preferiamo (e io lo preferisco) il primo passaggio della lotta al sessismo – ossia all’uso del sesso come strumento di potere – sta nelle mani della stessa comunità che ne è vittima. Monica Lewinsky non fu fermata da Bill Clinton ma dalle risposte di Hillary Clinton e per un comportamento sessualizzato si è trovata, a poco più di vent’anni, esposta alla riprovazione collettiva. Una riprovazione che le ha radicalmente cambiato la vita con conseguenze ben maggiori di quelle che toccarono ai Clinton.
Dove vorrei arrivare? Vorrei invitarti a leggere (o ad ascoltare visto che è disponibile anche su Audible) il libro di Michela Murgia che apre indubbiamente moltissime riflessioni legate all’uso delle parole e consigliarti un libro di poesia della stessa Margaret Atwood, Esercizi di potere. Il libro racconta, in forma poetica, la storia del suo matrimonio. Lo fa con voce onesta: questa è la voce di cui tutti, uomini e donne, abbiamo bisogno.
© Nicoletta Cinotti 2021 Per la rubrica di recensioni Addomesticare pensieri selvatici

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