Siamo dei fanatici del cambiamento rapido e immediato? Oppure siamo affetti da una dose cronica di impazienza? Ci piace “voltare pagina”, dare un taglio netto, un colpo di spugna, una svolta radicale?

Bene, se avete risposto sì (ma non siamo su test on line!) sarebbe utile anche vedere quanti di questi tagli netti sono stati stabili e quante delle nostre svolte radicali sono stati atti di cui, a distanza di tempo, siamo ancora orgogliosi. Perchè di immediato, in natura, ci sono solo le catastrofi. Il resto, ossia tutto ciò che cresce, procede lentamente, con piccoli passi che non riusciamo a vedere se non a distanza di tempo. La nostra tendenza a dire – cosa vuoi che cambi se faccio 5 minuti di pratica, se mangio un cioccolatino in meno, se aspetto prima di reagire – è espressione del nostro desiderio di grandiosità più che della nostra intenzione di cambiare e di crescere. Ci convinciamo che solo quello che è grande, vistoso, enorme, totalizzante, funziona. Poi non riusciamo a farlo e quindi rimaniamo frustrati e avviluppati in vecchie abitudini che ci fanno male. Non mettere a fuoco il cambiamento definitivo – quello che ti sembra irrealizzabile o che ti spaventa – metti a fuoco la cosa piccola, alla tua portata proprio oggi. Con l’intenzione di arrivare a quella grande novità domandati “Cosa posso fare oggi di concreto?”

Ci sono cose nella tua vita che ti sembra impossibile accettare? Metti a fuoco quelle che, invece senti di poter accettare e lasciar andare. Metti a fuoco il sollievo che ti dà l’accettarle e ringraziati per aver fatto – ora – un movimento verso l’accettazione. Costruirai così la tua capacità di accettazione radicale. Onorando e riconoscendo i tanti momenti in cui sei in grado di accettare, anziché rimanendo intrappolato in quelli che non sei in grado di accettare. E, forse, nel momento in cui sperimenti l’accettazione, hai già realizzato l’esperienza di libertà che nasce dall’accettare anizchè opporsi, dal lasciar andare anziché rimanere aggrappato. Forse la metà finale è solo una illusione e quello che conta è il passo che facciamo adesso.

Qualsiasi cammino inizia con un passo che non è piccolo: ha la misura delle nostre gambe. E per andare avanti servono solo i passi successivi, nessun miracolo improvviso. Se guardiamo al cambiamento finale che desideriamo realizzare è facile diventare vittime dello scoraggiamento e della rinuncia. È facile diventare impazienti. Perchè l’impazienza è figlia della distanza: una figlia minore e ribelle. La pazienza invece è figlia della fiducia, in noi e nei nostri mezzi. È la fiducia che ci fa dire “Non affrettare il cambiamento che desideri, dai alle cose il tempo di crescere”.

Conta solo il cammino, perché solo lui è duraturo e non lo scopo, che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio. Antoine de Saint-Exupery

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale

Foto di Alessandra Leonetti “Un mare di fiordalisi a Castelluccio di Norcia”

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