È consueto pensare che una relazione intima ci faccia anche bene, che migliori il nostro umore e, alla lunga, anche il nostro carattere. Ci aspettiamo che l’affetto comporti una certa dose di attenzione e di cura. E sicuramente ci aspettiamo di ricambiare entrambe. Tutto questo crea intimità. Così può diventare molto semplice riconoscere lo stato d’animo della persona amata e fare, spontaneamente, qualche gesto sollecito. Senza nessuna richiesta specifica da parte dell’altro.

E questo è il punto di partenza.

Da questo punto di partenza si innescano parecchie alternative e deviazioni. La prima – forse la più diffusa – è quella che ci porta a pensare che, se l’altro ci vuole bene, deve occuparsi di noi e dividere il peso del nostro umore. Alzarlo se è troppo basso, confortarci se siamo tristi, divertirsi se siamo allegri. Seguire il nostro passo. Essere come ci aspettiamo che sia. Senza imprevisti o dissonanze.

A questo punto possono nascere una serie di malintesi molto diffusi che misurano l’affetto sulla base della quantità di beneficio che la relazione comporta, fino ad arrivare a trattare il rapporto con l’altro come se fosse una medicina. Un farmaco il cui l’effetto deve essere quello desiderato. E se l’effetto non è quello desiderato arriva la frase tipica “Non sono contento/a, non sono felice”. Come se l’altro fosse il responsabile della nostra felicità.

L’altro può renderci felici ma non è responsabile della nostra felicità. Non è un farmaco di buon umore che deve sempre essere a nostra disposizione. E, anche se la sua presenza di conforta, non ha nessun obbligo di essere – o diventare – come noi vogliamo. Questa non può essere una prova di amore. È, invece, un segno sicuro di dipendenza dall’altro. Dipendiamo dalla sua attenzione, presenza, dedizione, per sentirci sicuri. All’inizio può essere un bel gioco. Tutti i bei giochi, però, durano poco.

Poi, per giocare bene, abbiamo bisogno di essere responsabili di noi stessi e con libertà scegliere come essere attenti all’altro. E sentire se l’attenzione, la dedizione, l’affetto dell’altro ci vanno bene: così come sono.

Con libertà e senza lucchetti.

La vita non è quello che ci aspettiamo. È com’è. È il modo con cui ci facciamo i conti che fa la differenza. Virginia Satir

Pratica del giorno: Grounding

© Nicoletta Cinotti 2016

Foto di ©Rospex

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