Questo inverno è uscito un film – tratto da un fatto realmente accaduto – che raccontava la storia di un fortunato ammaraggio sull’Hudson di un aereo di linea. Il capitano, chiamato affettuosamente Sully, venne sottoposto dalla compagnia assicurativa, ad una commissione per stabilire se avrebbe potuto – salvando aereo e passeggeri – scegliere la soluzione meno costosa di atterrare in uno dei due aeroporti vicini. Sully aveva scelto l’Hudson, salvando i passeggeri ma con un enorme danno all’aereo di linea, perché non l’aveva ritenuto possibile.

Durante la commissione risultò che i simulatori erano riusciti, a parità di condizioni del velivolo, ad atterrare. E, a quel punto Sully fece una domanda fondamentale:”Quante prove avete dovuto fare per atterrare?”. Gli esaminatori risposero che c’erano riusciti dopo 17 tentativi.

Noi assomigliamo spesso alla commissione della compagnia assicuratrice. Prendiamo un evento della nostra vita in cui ci sembra di aver sbagliato. Lo rivediamo alla moviola, immaginando la risposta, perfetta, la soluzione perfetta. L’esito desiderato. Ci prepariamo con un dialogo interiore ad affrontare la situazione e, a quel punto, forti del nostro ragionamento, ci rimproveriamo per non aver fatto quella cosa – così brillante – che c’è venuta in mente dopo. Quando abbiamo avuto il tempo di prepararci e di rifletterci. Proprio come la commissione che – omettendo il fatto di esserci riuscita dopo 17 tentativi – chiedeva a Sully perché non l’aveva fatto.

La vita però accade senza preparazione. E la scelta che facciamo in quel momento è la migliore che possiamo fare. L’unica a nostra disposizione. Le altre sono possibile dopo essersi preparati, dopo aver fatto molti tentativi mentali. Prima c’è l’imprevedibile novità del momento presente.

Non abbiamo bisogno di ripassare i nostri errori producendo nuove soluzioni. Abbiamo bisogno di accogliere noi stessi così come siamo e la nostra vita così com’è. Non ci sono simulazioni che possono impedirci di sbagliare.

Nessuno ci ha avvisati. Nessuno ci ha detto della perdita dei motori all’altitudine più bassa della storia dell’aviazione. Un’avaria a entrambi i motori a 2800 piedi, seguita da un’ammaraggio d’emergenza, con 155 anime a bordo. Nessuno era mai stato addestrato per una simile situazione. Chesley Sullenberger ovvero Sully

Pratica di Mindfulness: Centering Meditation oppure Va bene così

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale Foto di ©Burgiodesign

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