Prosegue la mia ammissione settimanale: quest’estate dichiaro i romanzi che tutti hanno letto e che io ho letto solo ora. Dico la verità, in genere preferisco ai romanzi la vita dei miei pazienti che sono meglio di qualsiasi altra lettura. Ma, in vacanza, sentendo la mancanza dei loro racconti, leggo romanzi. Il romanzo di questa settimana è “Le solite sospette” di John Niven. Anche in questo caso sembra che fossi l’unica, insieme al solito gruppetto di marziani, a non conoscerlo. Comunque ho cercato di rimediare iniziando con questo libro che mi ha colpito per ragioni cronologiche.

È la storia di due amiche sessantenni che si trovano davanti delle macerie: una ha sprecato la vita in storie d’amore – e d’affari – improbabili; l’altra ha scoperto la verità sul suo matrimonio nel momento in cui il marito è morto, in circostanze molto imbarazzanti. Entrambe devono ripartire da zero e decidono di mettere in piedi una banda assurda per un furto che garantisca una adeguata pensione. Non ti racconto il libro, che avrai già letto perché sei un’esperta di letteratura inglese, che ha incontrato John Niven anche l’altra sera perché è vicino di casa di tua sorella, fidanzato della sua amica, cugino di una zia acquisita in Scozia. No, niente riassunto ma ci sono due aspetti che mi sono piaciuti molto. Il primo è il senso del bilancio legato all’età e non alla pensione. A sessant’anni, pensione o no, fai un bilancio perché sai che alcune cose probabilmente non le farai più. Insieme a questo scopri che gli altri ti vedono molto più vecchia di quello che sei tu dentro (forse fuori in effetti tanto giovane non sei!). Invece a sessant’anni puoi fare ancora parecchie cose con una giovinezza che credevi impensabile. Gli altri non capiscono subito perché credono che tu sia out of order e questo ti permette di farle molto di più e molto meglio!

L’altro aspetto è l’incontro con i vecchi amici: stessa età e, come in Sliding Doors, la sensazione che ognuno abbia fatto il proprio film, vedendo, a questo punto, quale film è andato meglio. Niven ne parla anche in un altro libro, Invidia il prossimo tuo: evidentemente sul tema ha parecchie idee! Ti ricordo che il libro provoca risate incontrollabili anche se parla di temi difficili: non leggerlo all’aperto!

Le amicizie di lunga data hanno percorsi strani e spesso diventano l’unità di misura di noi stessi. Sono sacche oceaniche dove trovi screzi, correnti e imprevedibili gorghi da cui è meglio navigare alla larga. Alla fine della fiera, però, erano lì, entrambe sul punto di compiere sessant’anni quell’anno(…)

Quando il parrucchiere è fallito avevo solo, quanti, ventinove o trent’anni… A quell’età non ragioni nemmeno in termini di fallimento. Pensi solo: «Vabbe’, proverò a rimediare qualcos’altro». Poi, quand’è fallito il bistrò, avevo quarantacinque anni. E quella sí che è stata una mazzata. Ripartire a quell’età. E negli anni successivi, dopo la boutique… Ho sempre pensato di essere una di quelle persone che non mollano mai, Susan. Ma ora, a sessanta, non posso cascarci di nuovo. Non posso ricominciare da capo alla mia età. Quindi, se questa è una scorciatoia, e non facciamo del male a nessuno, allora a me sta bene. Perché qualsiasi cosa, qualsiasi cosa, sarà meglio di quello che ho al momento.–Perfino il gabbio?–Guardati. Hai volato basso per tutta la vita e questo a cosa ti ha portato? A finire i tuoi giorni nella camera degli ospiti da Tom e Clare con una pensione da fame? Era questa la vecchiaia serena che immaginavi quand’eri piú giovane?–Sai una cosa?–disse Susan.–Quando pensavo alla parola «serenità», mi veniva sempre in mente un posto caldo e soleggiato. Tropicale. Allungata sul bordo di una piscina. Uscire tutti i giorni per un bel pranzetto fuori.–E cos’è successo a quell’idea?–Barry soffriva il caldo.–Barry è morto. 

Non c’era qualcuno che aveva detto che non abbiamo una sola vita ma tante vite diverse, tanti diversi stadi della vita? Be’ era proprio così.

©John Niven Per la rubrica Addomesticare pensieri selvatici www.nicolettacinotti.net

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