Ieri ho fatto una gita fuori programma. Sono andata al Pronto Soccorso perché mio marito si è tagliato un dito e sanguinava molto. Una banalità da tre punti ma era necessario suturare. Così ho scoperto le storie che corrono parallele al virus. Diventa difficile ammalarsi di qualcos’altro. Anche di una cosa così banale. Perchè non ci sono solo le storie che il virus scrive nella nostra vita – con la quarantena – ci sono anche le storie che non  ci permette di scrivere. La storie parallele. Le cure mediche interrotte, i pazienti ricoverati in ospedale per altre patologie che non possono ricevere visite. L’isolamento da una parte e la fatica della convivenza dall’altra. Il difficile equilibrio per i genitori separati e i figli che dovrebbero vedere entrambi. Alla fine queste storie parallele segnano tanto quanto quella centrale, quella del grande protagonista. Proprio come succede in un romanzo il clima della narrazione non è fatto solo dal personaggio principale ma da tutto quello che gli ruota attorno.

Quando finalmente siamo rientrati a casa, lavati e disinfettati come se avessimo incontrato chissà quale mostro ho ricevuto due mail che mi hanno colpito. La prima era relativa ad una raccolta di fondi a cui mi si chiedeva di aderire: ne ricevo almeno una al giorno. In certi giorni anche due o tre. L’altra era di una signora che trovava che avrei dovuto spiegarle qualcosa in più sul perché metto insieme mindfulness e bioenergetica. Entrambi avevano ragione: chi mi chiedeva di partecipare alla raccolta fondi e la signora che non sapeva come soddisfare altrimenti la sua curiosità. Questa situazione non è diversa da quello che succede ai caregiver – professionali o familiari – che fanno tutto il possibile e poi qualcuno arriva a chiedere quella goccia in più – la goccia che si chiama impossibile – e la loro pazienza salta. Molti conflitti nascono così: nel punto in cui la generosità anziché suscitare gratitudine suscita avidità, il desiderio di avere di più. Se quella ennesima lettera di raccolta fondi fosse iniziata con “…sappiamo che stai già facendo tanto, forse più di quello che avresti mai pensato di poter fare…” sono sicura che avrebbe raccolto molti più fondi, molte più adesioni. Se la richiesta a tua moglie, a tua madre, a tuo marito, a tuo padre iniziasse con “grazie per tutto quello cha fai…e venisse seguita da un gesto affettuoso….” l’impossibile diventerebbe più possibile. Invece vediamo solo il nostro bisogno, il nostro desiderio e non vediamo l’altro. Ma non c’è solo la nostra storia. O meglio la nostra storia e il nostro bisogno corrono con tante storie e tanti bisogni paralleli.

Ogni azione altruistica deve avere dei criteri. E siccome di questi tempi siamo chiamati a tante azioni altruistiche ho pensato di scriverli. Se non rispetta questi criteri non è un’azione altruistica ma un’azione che sperpera energia e manca di rispetto per noi.

Come primo passo smettere di torturarci. Smettere di torturarci perché non abbiamo fatto tutto o abbastanza. Smettere di torturarci per quello che accade. Smettere di torturarci per qualcosa che avremmo dovuto fare diversamente e che avremmo fatto diversamente se solo avessimo saputo. Semplicemente smettere di torturarci e ripetere 100 volte al giorno, mille volte al giorno “Va bene così, posso aprirmi anche con questa esperienza”. Il secondo passo è aprirci, che include la possibilità di esplorare se c’è un sì o un no, senza senso di colpa. Può essere no perché sono troppo stanca o perchè rispetto i miei limiti. Allora quello che sorge dopo, dopo che abbiamo imparato a rispettare noi stessi, è un vero atto altruistico, una vera donazione.

Ci vuole molto tempo per abbassare le nostre difese. Il primo passo per farlo è imparare ad amare noi stessi, smettendo di torturarci. Il secondo passo è comunicare con le persone, stabilendo relazioni in cui è previsto l’aiuto. E’ un processo che richiede tempo e una paziente disciplina. Se smettiamo di torturarci e ci apriamo agli altri, possiamo fare poi anche il terzo passo: l’aiuto altruistica. Chøgyam Trungpa Rinpoche

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2020 Back to basics 10

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