Impariamo abbastanza lentamente ad avere una guida interiore. i primi anni di vita lo fanno i nostri genitori per noi. Sono la nostra fonte di parole di conforto, di rimprovero, di guida. Poi, crescendo, diventano figure introiettate e, soprattutto, voci introiettate che commentano, consigliano, suggeriscono. Siamo così abituati alla voce dei nostri pensieri che non ce ne accorgiamo più. La lasciamo parlare ma, senza accorgercene, la seguiamo come se fosse “buona a prescindere”. In realtà non è affatto buona a prescindere. A volte in effetti ci convince a seguire delle direzioni salutari ma altre volte va in direzioni che non sono protettive. Io le chiamo le direzioni del ristagno e abbiamo due modi per ristagnare. Due modi nei quali finiamo per cadere un po’ tutti. Difficile averne uno solo.

La prima strategia è il rimprovero: ci rimproveriamo per fare meglio ma se guardiamo l’effetto ci rendiamo conto che non riusciamo a fare meglio ma alimentiamo un circolo di ripetizione: errore, rimprovero, speranza di fare meglio, delusione e così via, senza discontinuità.

Poi c’è un’altra voce, quella che, in maniera  suadente, ci convince che, per una volta, anche se non facciamo una certa cosa, anche se non rispettiamo un certo impegno, anche se prendiamo un’altra birra o un altro gelato o un’altra fetta di torta, non è importante. Non è per niente vero perché poi, finito l’effetto suadente, ci rimpoveriamo, facciamo un’altra promessa e così riparte il circolo vizioso.

Non possiamo liberarci di questi due ospiti indiscreti: la signora severa e quella troppo tollerante. Però possiamo fare qualcosa di diverso, qualcosa in più. Svelare il segreto che nascondono entrambe: lasciarci nel ristagno, non farci fare passi avanti. Entrambe sono statiche e ripetitive. Non perdere tempo a guardare cosa c’è sotto. Guarda avanti e vedrai che quello che succede è che non ti fanno procedere. Ti lasciano incastrato. Ti lasciano incastrata. La vera cura è quella che riconosce che ci lasciano incastrati: a volte con la blandizie, a volte con la severità.

Guarda perché hai paura a cambiare: loro faranno per un po’ il diavolo a quattro riempiendoti la testa e il cuore di cattivi consigli ma tu hai una vita da salvare: la tua e andrai avanti, un passo dopo l’altro, senza preoccuparti dell’inutile severità della perfezionista, dell’inutile compiacenza della lassista.

…mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c’era una nuova voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più nel mondo,
determinata a fare
l’unica cosa che potevi fare-
determinata a salvare
l’unica vita che potevi salvare. Mary Oliver

Pratica del giorno: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR

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