Si è conclusa proprio oggi la settimana di pratica gratuita, “La compagnia della fioritura”. Per una settimana ci siamo ritrovati la mattina alle 8, insieme a Louise Glück e alle poesie dell’Iris selvatico e abbiamo approfittato delle sue parole per iniziare la nostra pratica di meditazione attorno ad un tema diverso ogni giorno.

Perché dedicare una poesia – che è frutto di parole – ad una pratica, come quella di mindfulness, che si nutre di silenzio? La ragione è semplice e ricca insieme. Lo faccio perché la poesia è l’eco di un altro sentire che evoca, risveglia, richiama, il nostro sentire e, in questo modo, ci riporta alla nostra vastità. Le difese ci limitano per proteggerci, la vastità ci consente di riprendere a crescere, un po’ come succede alle piante in un bosco che si allungano verso la luce.

Non diamo abbastanza valore al fatto che le difese ci rinchiudono in una ripetizione, paghiamo così il prezzo per la nostra ricerca di sicurezza. Nella mindfulness chiamiamo questa ripetizione pilota automatico che è una modalità priva di consapevolezza, una modalità mindlessness anzichè mindfulness. Ci permette di sentirci sicuri perchè ci illude di sapere già che cosa è necessario fare. Ma è, per l’appunto, una illusione.

L’unica certezza è l’incertezza

Lo scorso anno, a marzo ho iniziato un lungo periodo di pratica gratuita durato quanto il lockdown. Mi rendo conto ora che nutrivo una segreta speranza: la speranza che sarebbe finito. Nel passare dei mesi mi sono accorta quanto la fine sia ignota, per questa pandemia come per molte altre cose della nostra vita. La cosa più certa che possiamo dire è che la nostra vita è piena di momenti di incertezza e quell’incertezza, quella vulnerabilità, ci commuove e ci trasforma.

Non c’è solo pericolo nella vulnerabilità: c’è potenzialità, apertura, disponibilità a “disfarci” come dice Louise parlando a nome di un papavero.

Vi concedeste di aprirvi una volta, per non aprirvi mai più? Perchè in verità ora sto parlando come fate voi. Parlo perché sono disfatto. Louise Glück

Dopo questa pratica, “Non sapere è la più grande intimità”, così mi ha scritto una persona, che ringrazio per la chiarezza delle sue parole

“Davanti alla semplicità delle immagini, i pensieri ripetitivi e le emozioni represse si sono arrese. I campi di papaveri dell’Andalusia sono già sul punto di fiorire, soltanto qualche fiore qua è là è ancora chiuso. Chi sa cosa aspettano. Ognuno di questi fiori ogni anno non sa, tutte le volte sembrano la prima volta. Si chiede se il suo rosso sarà bello come quello degli altri, e quali sguardi e parole lo accoglieranno. Teme di sminuire la bellezza dell’intero campo, non è ancora il momento per lui, non è pronto. E se poi non piace neanche al sole, se poi non vorrà riscaldarlo? Il papavero si chiude ancora di più, nel silenzio e oscurità del suo interno, li dove ancora tutto è possibile. Proprio lì una parola si fa spazio, UNICA.Una voce famigliare che viene da lontano, le sussurra che in mezzo a quel campo, lei sarà unica e uguale a tutti gli altri. E che lei va bene così.”

Abbiamo paura di fiorire

Sembra strano ma dentro di noi risiede una paura sottile e persistente: è la paura di fiorire perché, in quel momento, si scoprirà, scopriremo se siamo abbastanza. La grandiosità delle nostre aspettative si arricchisce di competizione e non ci fa accontentare della nostra fioritura, che è, ovviamente, unica. Ci fa entrare nel paragone con altri fiori e altre fioriture. Realizziamo così un grande paradosso: tratteniamo la crescita, le scelte, procrastiniamo di vivere nell’attesa che sia il momento giusto per farlo. Non c’è un momento giusto: c’è questo momento. Non è vero che i treni passano una sola volta. Non so chi l’ha detto per prima ma è una menzogna che alimenta vagonate di rimpianto. C’è sempre un treno che possiamo prendere e una destinazione che possiamo scegliere. L’unica vera differenza è se nel farlo siamo presenti – mindfulness significa piena presenza mentale – o assenti – mindlessness, senza presenza mentale.

Non aspettare la prossima primavera per fiorire. Non aspettare che finisca il Covid per scegliere, L’unica vera certezza è che la nostra vita è incerta e, per questo, unica e preziosa.

Buona fioritura

Nicoletta Cinotti

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