Tendo a pianificare, organizzare, programmare eppure a volte mi stupisco di come questo possa essere un problema. Ieri un progetto che curavo da tempo ha preso una direzione inaspettata. La prima reazione è stata un vuoto allo stomaco come se mi avessero tolto il piatto mentre avevo ancora fame. Il passaggio successivo è stato chiedermi cosa avevo sbagliato, in che modo avevo dato un contributo negativo (sono una a locus of control interno!), poi mi sono fatta la mia consueta domandina sul diritto di esistere (la faccio così come un refrain) e solo dopo un po’ di tempo mi è saltata fuori la bontà dell’accettazione. È una bontà speciale che provo solo qualche volta. La provo quando accetto che le cose sono esattamente così come sono e non protesto ma, piuttosto, mi inchino. Lo so che inchinarsi è verbo difficile che confina strettamente con umiliarsi.

È un verbo che sta nel collo – ci sono parecchi verbi che stanno nel collo – insieme al verbo controllare, dominare, presumere. La differenza è una sfumatura di gradi nella posizione della testa e del collo. Quando la testa è troppo china è vergogna e umiliazione. Quando il mento guarda il cielo è dominare. Quando il collo diventa un tronco è controllare. Quando divento buona, della bontà dell’accettazione, è cedere e lasciar andare la tensione. il peso scende verso terra e il cuore si solleva verso il cielo (dev’essere per quello che divento buona).

In quella resa provo libertà, libertà dalle regole delle mie pianificazioni, dal tormento dell’organizzazione. È la libertà dell’imprevisto e mi ricorda quando andavo al liceo e ogni tanto qualcuno telefonava per dire che c’era una bomba e tutti i piani del giorno cambiavano. Non era sempre un regalo il giorno-bomba. A volte voleva dire che tornavi a scuola e i professori erano particolarmente arrabbiati e ti umiliavano con qualche interrogazione sorprendentemente difficile. Nel giorno dell’imprevisto sentivo quello stesso vuoto allo stomaco che dev’essere quello che prova un bambino quando ha fame e la mamma non ha latte. Poi volto la testa e guardo fuori; penso che anche qualcosa di diverso va bene: la bontà nasce così. È l’invenzione dell’imprevedibile.

Lo stupore è la molla di ogni scoperta. Infatti è commozione davanti all’irrazionale. Cesare Pavese

Pratica di mindfulness: Be water

© Nicoletta Cinotti 2021 Mindfulness ed emozioni: laboratorio di mindfulness e bioenergetica

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