Se dovessi scegliere un criterio per valutare quanto è serio il malessere emotivo di una persona non sceglierei l’intensità del dolore ma il grado di isolamento. Forse potresti pensare che è inevitabile che quando il dolore è intenso emerga anche la sensazione di essere i soli sfortunati al mondo che provano quel dolore. Non è così. Il senso di isolamento, e l’illusione che l’isolamento sia un dato di realtà, sono collegati a quanto ci vergogniamo della nostra condizione e più proviamo vergogna, più ci sentiamo isolati e più ci sarà difficile trovare le risorse necessarie per superare la difficoltà.

È l’illusione dell’isolamento che ci fa isolare davvero e non viceversa. Un’illusione alimentata dal fatto che nascondiamo la nostra vulnerabilità. Questo “mettersi da parte” e “leccarsi le ferite” è condizionato da quanto ci stiamo difendendo. Ora il vero problema è che potremmo fare questo perché è accaduto qualcosa che non volevamo o, anche, sorprendentemente, perché riteniamo di non andare bene. Tempo di costumi da bagno, di corpi scoperti e di vergogna e imbarazzo all’aria aperta. Io non ho mai avuto troppa difficoltà a mostrare il mio corpo. Mi sembrava accettabile. Adesso, con sorpresa, mi accorgo di provare imbarazzo per i segni dell’età. Non voglio manomettermi, per nascondere l’invecchiamento. Accetto la sfida di scoprire come sono con i segni del tempo addosso eppure mi imbarazzano. Capisco per la prima volta un paziente, uomo, che diversi anni fa mi disse che si vergognava di invecchiare. Per lui significava perdere virilità. Mi sembrò strano: era da poco mancata una mia amica, morta di cancro a 38 anni e, in quel momento, invecchiare mi sembrava una fortuna. Oggi lo capisco. La nostra cultura e la nostra società non sono inclusive. Non sono inclusive nei generi, nell’estetica, nell’età e nel colore della pelle. Non è inclusiva nella disabilità e nella salute: siamo professionisti dell’esclusione tanto che, alla fine, gli inclusi diventano l’equivalente degli eletti. Nel luogo in cui sto passando le vacanze sono l’unica donna con i capelli bianchi. Non è un posto abitato solo da giovani: è che la moda di lasciare i capelli bianchi non è ancora arrivata. Una moda non è vera inclusione. Allora, per non far vincere l’imbarazzo, guardo quelle che sono presumibili coetanee, ci sorridiamo. Ognuna tiene segreto che, per una donna, invecchiare è accettabile solo a patto di essere amata. Una sola disgrazia per volta: invecchiare ed essere sole è troppo.

Ironia a parte, il problema non è l’io ma il modo in cui lo usiamo, il suo ingombro, quanto ne siamo attratti o spaventati o quanto invece lo trattiamo per quello che è; un racconto che facciamo a noi stessi. Antonella Anedda

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2021 Il programma di Mindful Self-compassion

Photo by Greg Lippert on Unsplash

 

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