La nostra paura di soffrire ci fa spesso coprire la verità. Copriamo la verità che ci riguarda con un velo sottile di distanza e indifferenza. Nascondiamo la verità agli altri trasformandola in un segreto. A volte un segreto imbarazzante, anche se semplice e innocente.

Spesso, ci diciamo, è per non soffrire. Oppure per non far soffrire, per non cambiare. E, questo, è vero: nascondere la verità è uno dei mezzi più potenti per alimentare la stagnazione.

Perché la verità porta movimento, ha una spinta propulsiva a catena. È il mezzo più semplice per lasciar andare e il sistema più efficace per respirare. In fondo la pratica di mindfulness è così efficace proprio perché ci mette di fronte alla nostra verità. La verità soggettiva, la verità di ciò che avviene nel momento in cui avviene.

È da quella verità che nasce l’intimità: e quella verità che, se diventa segreta ci fa entrare nel circuito dell’evitamento e del silenzio relazionale. Perché nulla è più imbarazzante dell’avere un segreto. Nulla crea più distanza dalle persone che amiamo.

Dire la verità implica gentilezza, consapevolezza, e ha una sua utilità perché trasforma i nostri schemi quotidiani di conversazione in una pratica di consapevolezza. In una Retta parola. In un Retto silenzio. Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: Consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi

Foto di ©federicacentra

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!