Stamattina, durante la pratica, la mia mente era come un mare in tempesta: onde forti di pensieri che correvano tumultuosamente. Cercavo di andare in profondità, sotto i pensieri, per trovare un po’ di calma. Qualche respiro e poi tornavo, velocemente, in superficie a quelle onde e alla loro forza. Alla fine mi sono arresa: ho guardato le onde e il loro movimento.

C’è sempre una forza che crea l’onda: è per quello che è importante guardare dove va il nostro cuore. Perchè è lì che si crea l’onda. Sembrano pensieri ma invece sono emozioni travestite da pensieri. I distrattori esterni, sensoriali, hanno poca importanza rispetto ai distrattori interni, emotivi. Le nostre emozioni creano l’onda che ci distrae e cercare di andare al di sotto dell’onda per trovare il mare calmo della profondità non è sempre possibile. A volte dobbiamo arrivare a toccare quello che ci turba e vederne tutta la forza travolgente. E spesso quello che ci turba è una ferita che ha aperto uno squarcio e una diversa prospettiva. Allora possiamo scegliere se essere riparatori o vendicatori. I riparatori scelgono di riparare la ferita e di tornare prima possibile parte della stessa tribù di chi li ha feriti. I vendicatori scelgono di riparare l’offesa – non la ferita – con un’altra offesa. Alla lunga la felicità premia i riparatori non i vendicatori. Indipendentemente dalla strada che sceglieremo, le ferite agitano. Tirano su più di quello che credevamo perchè aprono uno squarcio, inaspettato. Forse questi due movimenti, riparazione e vendetta, non sono mai del tutto separati. È perché nutriamo propositi di vendetta che sentiamo il bisogno di riparare. Non a caso diciamo che il perdono è la miglior vendetta.

Il punto è che potremmo tendere a vedere la riparazione come la perfezione e la vendetta come il danno che si perpetua. io oggi vedo che non possiamo che camminare nel terreno dell’imperfezione e che quell’imperfezione ci rende umani e permette il cambiamento. Rita Levi Montalcini conclude così il suo bellissimo libro “Elogio dell’imperfezione” in cui racconta la sua vita e la vita del NGF, la scoperta che la portò all’assegnazione del premio Nobel:

La saga del NGF prospettata con la dovuta umiltà come paradigmatica del decorso a tappe successive delle ricerche scientifiche ha seguito un percorso tortuoso non programmato e imperfetto. Come tale avvalora il concetto che l’imperfezione e non la perfezione sono alla base dell’operato umano. Rita Levi Montalcini

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2018 Il protocollo MBCT

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