Molte volte mi è capitato di osservare che è più semplice essere consapevoli di ciò che facciamo quando siamo in relazioni sociali meno intime, più ampie e neutrali. Eppure è nell’intimità che decliniamo le molte sfaccettature dell’amore, dell’affetto, del contatto che produce intimità e familiarità.

Non sto parlando delle situazioni in cui si arriva a casa e si fa esattamente ciò che non si farebbe mai in pubblico. Sto parlando di quel velo di inconsapevolezza di noi che spesso incide sulle nostre relazioni intime.

Come se conoscersi fosse perdersi. Come se conoscersi fosse proprio smettere di conoscere momento per momento. Come se, alla fine, quel delicato processo che dal contatto porta all’intimità e poi alla familiarità, fosse meno facile e scontato di quello che può sembrare.

Rimane, nella relazione con qualcuno di poco conosciuto, quell’attenzione vigile che ci rende più facile essere presenti, consapevoli di se e dell’altro. Il passaggio dall’intimità alla familiarità rischia di diventare così un passaggio in cui, anziché trovarci, ci perdiamo.

Per tante ragioni che non sono scuse: perché perdiamo la saggezza del non sapere, perché assimiliamo a noi le caratteristiche di chi amiamo finendo per renderlo troppo assomigliante alla nostra idea di lui/lei. Perché si attivano risonanze storiche con le nostre relazioni passate. Perché ciò che è stato tra di noi incide, anche se non determina. Perché rimaniamo aggrappati al piacere che c’è stato e ricerchiamo sempre quel piacere, senza rischiare di trovare qualcosa di diverso.

Così, cosa può portare alla consapevolezza nella familiarità, se non la mente del principiante?

Dovremmo inoltre dimenticare, giorno per giorno, ciò che abbiamo fatto; ecco il vero non attaccamento. E dovremmo fare qualcosa di nuovo. Per fare qualcosa di nuovo, dobbiamo naturalmente conoscere il nostro passato, e fin qui non c’è nulla di male. Ma non dobbiamo trattenere in nostro possesso ciò che abbiamo fatto; dobbiamo solo rifletterci su. E ancora: è chiaro che bisogna avere qualche idea su cosa fare in futuro. Ma il futuro è futuro, il passato è passato; adesso dobbiamo lavorare su qualcosa di nuovo. È questo il nostro atteggiamento, il modo in cui dovremmo vivere in questo mondo. Shunryu Suzuki-roshi

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2016 Tornare a casa

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