Non so se nel nostro codice deontologico ci sia una norma che suggerisce esplicitamente di non dare consigli. Quello che so per certo è che i consigli sono una merce molto richiesta e, devo ammetterlo, qualche volta ai miei pazienti (che si chiamano così perché hanno molta pazienza con me e non viceversa!) qualche consiglio lo dò. Spesso spontaneamente quando mi sembra che stia per succedere un guaio, oppure su richiesta. Ma sono persone che conosco bene e da molto tempo transitiamo insieme in un territorio intimo e personale. Eppure, nonostante questo, ogni volta non posso fare a meno di considerare il dare consigli una piccola prepotenza. O un atto di eccessiva apprensione.

La ragione principale per cui bisognerebbe essere cauti nel dare consigli è stata espressa magnificamente da Carl Rogers: il potere deve rimanere nelle mani di chi ha il problema. Altrimenti gli risolvi il problema ma contemporaneamente gliene crei un altro: lo rendo impotente rispetto alla soluzione. Insieme a questo ci sono molti altri motivi. Spesso abbiamo bisogno di essere ascoltati nelle nostre difficoltà ma il fatto di confidarle non autorizza il nostro interlocutore a interferire con la nostra capacità di trovare soluzioni. Inoltre spesso, molto spesso, i problemi trovano soluzione più facile e immediata quando non interferiamo che quando lo facciamo. Infine (si fa per dire) i consigli sorgono dalla nostra difficoltà a stare nel dolore che il dolore dell’altro ci suscita. Siamo interconnessi e soprattutto di fronte al dolore delle persone a cui vogliamo bene, risolvere il loro problema ha l’indubbio vantaggio di fare stare meglio noi.

I consigli assomigliano al senso di colpa. Una volta che ce li hanno dati possono torturarci perchè non li mettiamo in pratica. Proprio come accade con il senso di colpa che ci tortura per qualcosa che è immodificabile e passa e ripassa dove la nostra ferita duole, senza nessuna vera guarigione. Qualche tempo fa una persona ha fatto un’advocacy a favore del senso di colpa, come strumento di apprendimento. Non ho mai visto nessuno imparare qualcosa di utile dal senso di colpa: meglio il rimorso che ci fa sentire il dolore per quello che abbiamo causato, magari involontariamente. Allora il punto è proprio sempre lo stesso: se sentiamo dentro l’intimo delle cose non abbiamo bisogno di dare consigli perchè siamo, semplicemente, vicini all’altro. Se sentiamo l’intimo delle cose proviamo rimorso per gli errori e il rimorso motiva il cambiamento; il senso di colpa motiva la macerazione (ottima per fare i liquori). E poi, vista la stagione, e perchè non c’è niente di più coerente della contraddizione, ecco i consigli che Mary Schmich pubblicò sul Chicago tribune

Se potessi offrirti un solo suggerimento per il futuro, sarebbe di usare la crema solare. I benefici a lungo termine della crema solare sono stati accertati dagli scienziati, mentre il resto dei miei consigli non hanno altro fondamento affidabile che la mia tortuosa esperienza.Mary Schmich

Pratica di mindfulness: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2021 Mindfulness ed emozioni

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