Cercare la perfezione può essere una mania oltre che un’ossessione. Vogliamo un certo tipo di caratteristiche, un certo tipo di risultati, un certo tipo di sensazioni. Non le troviamo e pensiamo che sia quello che è fuori di noi che è sbagliato mentre – molto spesso – è la nostra ossessione per la perfezione che ci porta fuori strada.

La perfezione è un modello ideale e molto spesso nelle relazioni sentimentali si esprime con l’iniziale idealizzazione dell’altro. Appena conosciuto è magnifico ( e guarda che succede anche per il nuovo parrucchiere, il nuovo barbiere, il nuovo negozio, il nuovo verduraio, il nuovo collega): ci sembra che sia dotato di tutte le qualità. Bello come un quaderno nuovo: nessun difetto e nessuna usura. La passione si mischia all’entusiasmo: non abbiamo nemmeno bisogno di verificare se tutte quelle qualità gli appartengono veramente: ne siamo certi. E diamo il meglio di noi.

Poi la realtà inizia ad entrare e comincia a serpeggiare la delusione. Fino a che succede qualcosa che determina il crollo e il malcapitato – o la malcapitata – passa dalle stelle alle stalle nel brevissimo lasso di un momento. È difficile farlo risalire. Questa idealizzazione parla del nostro desiderio di perfezione e della nostra difficoltà a tollerare la realtà e le frustrazioni che la realtà comporta. Vorremmo una persona perfetta per non dover tollerare niente di spiacevole e, in questo modo, siamo continuamente sulle montagne russe: quando siamo su ci sembra perfetto. Quando siamo giù ci sembrano tutti molto molto manchevoli. E la passione si spegne velocemente con conseguente abbandono.

L’eros alimenta la passione in tutti i suoi aspetti. La nostra intelligenza erotica non riguarda solo l’attrazione sessuale. Riguarda, piuttosto, la nostra capacità di mantenere interesse e curiosità verso ciò che ci attira. E questo possiamo farlo solo permettendoci di scoprire la realtà per come è. Mettendo la nostra fantasia in dialogo dinamico con la realtà. Cercare la perfezione è statico: esclude ogni movimento dinamico e anche ogni trasformazione. La perfezione – ammesso che esista – è immobile. È sempre uguale a se stessa e non porta al Paradiso ma alla noia. Se desideriamo mantenere vive le nostre passioni – che si tratti di continuare a praticare la meditazione, continuare uno sport, continuare una relazione sentimentale – abbiamo bisogno di lasciarci disturbare dalla realtà. Se tolleriamo quel disturbo attiveremo la nostra creatività e la nostra fantasia. Attiveremo quell’intelligenza erotica che è presente in tutte le passioni. Avremo la grazia di saper stare nella vita che abbiamo e imparare dai suoi luoghi traballanti. Se cercheremo di cancellare le imperfezioni avremo bisogno di perpetrare un altro abbandono. E, abbandono dopo abbandono, coltiveremo solo un crescente senso di inadeguatezza.

L’erotismo non è soltanto desiderio di un corpo, ma in egual misura anche desiderio di stima. Il partner che avete conquistato, che vi desidera e vi ama, rappresenta il vostro specchio, la misura di ciò che siete e di ciò che valete. Milan Kundera

Pratica di mindfulness: La meditazione del lago

© Nicoletta Cinotti 2018 A scuola di grazia e non di perfezione: ritiro di primavera

Foto di ©enza bianchimani

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