Sappiamo bene che le parole hanno una loro forza e una loro energia. Lo scopriamo ogni giorno quando, a volte inatteso, vediamo l’effetto delle parole che abbiamo detto o delle parole che abbiamo ricevuto. Non è solo perché le parole disegnano come ci sentiamo. È anche perché le parole hanno, molto spesso, forse sempre, un intento sottile e inconscio: il cambiamento.

Le diciamo per dare una direzione al cambiamento che vorremmo vedere in noi stessi e nel mondo e se riusciamo a cogliere questo motore nelle nostre parole possiamo davvero accorgerci come ci spingono un po’ più in là di dove siamo. Jung diceva che le previsioni esistono perchè l’inconscio copre il nostro presente fino a farlo arrivare al futuro. Non so se questo sia vero ma molto spesso, se ascoltiamo con attenzione, possiamo accorgerci quanto le parole disegnino una intenzione e diano una direzione al nostro movimento.

Ci dicono dove siamo e anche dove vorremmo andare e lo fanno attraverso un mezzo che è sensoriale. Le parole disegnano suoni e immagini prima ancora che pensieri. È per questo che toccano tanto in profondità. È per questo che scrivere ci permette di capire qualcosa in più di quello che sappiamo consapevolmente.

Scrivi al risveglio, senza selezionare e rileggi giorni dopo: vedrai che avevi visto cosa sarebbe successo nel panorama interno. Perchè le parole sono i semi del nostro cambiamento e le immagini della nostra realtà.

E dopo aver scritto leggi ad alta voce, perchè il suono ti dirà dove la tua intenzione si interrompe e quale emozione emerge da quella frattura parlerà dei sentimenti che ti trattengono. Scrivi per dare corpo alla tua voce. Non preoccuparti da dove vengono le tue parole. Non preoccuparti che siano perfette: lascia che sia il suono a dirti dov’è la frattura

Winnicott, uno psicoanalista inglese diceva “Mi rifiuto di fare i collegamenti tra le mie idee e le teorie degli altri. La mia mente non funziona così. Quello che faccio è di mettere insieme ciò che, qua e là, emerge dalla mia esperienza clinica e dà forma alle mie teorie. E poi, solo alla fine, mi interessa scoprire da dove ho rubato quello che penso.”

Ecco, mi prendo la libertà di mettere insieme, a parole, la mia esperienza. Non mi preoccupo se viene dalla mindfulness, dalla bioenergetica, dalla psicologia umanistica o da altro ancora. Quando ci siamo permessi il rischio squisito di dare voce alla nostra autenticità, andiamo a cercare chi ha nutrito la nostra voce sincera. Siamo sempre seduti sulle spalle di giganti.

C’è una rischiosa connessione tra originalità e incoerenza. Virginia Woolf

Pratica formale di mindfulness: Centering meditation o la meditazione su FB

Pratica informale di mindfulness: Ogni giorno scrivi un titolo alla tua giornata. Scrivilo al risveglio, senza sapere se sarà vero. Scrivilo alla sera, senza sapere se è stato vero

© Nicoletta Cinotti 2018 Radical self – expression 9- 10 Giugno, Giaiette, Genova

Photo by George Pagan III on Unsplash

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