Abbiamo molta fiducia nei nostri desideri e la sottile convinzione che ci spingano a volere quello che è buono per noi. In fondo crediamo ancora alle favole e quindi ci sembra impossibile che una parte di noi voglia qualcosa che ci fa male. Però questa è una visione ingenua. Così il diabetico ha una voglia matta di dolci e pasta, il fumatore di sigarette, il pigro sogna il divano anche se avrebbe bisogno di muoversi e il depresso sta bene solo in casa anche se gli farebbe molto bene uscire e vedere gente. Come mai?

Quando ci ammaliamo – e non fa molta differenza se ad ammalarsi è il corpo o la mente – avviene una inversione del desiderio. È un processo che ha proprio questo nome ed è presente praticamente in tutte le malattia fisiche o mentali: una parte di noi fa proprio quello che ci fa male e convincerla a cambiare comportamento non è affatto facile. Perché la malattia è una soluzione e noi siamo “ammalati” di soluzionismo. Oppure, se vogliamo, la malattia è una forma di equilibrio che tende a mantenersi nel tempo. Così una dieta è faticosa ma il momento più critico è quando dobbiamo lavorare per mantenere il peso raggiunto perché la memoria del corpo fa ritornare velocemente ai suoi pesi massimi.

Come mai funzioniamo così? È il nostro amore per le soluzioni e la malattia, anche se può sembrare strano, è spesso la migliore soluzione trovata per ristabilire un equilibrio. E questo è il primo motivo. Il secondo motivo è che, anche se facciamo fatica ad ammetterlo, abbiamo paura del cambiamento. Il proverbio “sai quello che lasci ma non sai quello che trovi” è il nostro proverbio preferito. Un mantra quotidiano che scorre in sotto-impressione nelle nostre giornate. Detto in termini buddisti tutto questo è manas, detto in termini psicologici tutto questo non è altro che la nostra resistenza al cambiamento, un fiume sotterraneo con il quale è necessario fare i conti. Possiamo dire a voce alta “voglio cambiare” ma è necessario vedere se tutte le parti di noi sono d’accordo per questo cambiamento.

Alla fine l’inversione del desiderio dimostra una cosa semplice ed essenziale: scegliere è la vera libertà. Gli impulsi possono essere un gioco ingannevole e illusorio, una specie di Lucignolo che convince Pinocchio che al paese dei balocchi troverà la felicità. E invece trova catene difficili da spezzare. Così quando sorge un desiderio la cosa migliore sarebbe chiedersi, mi libera o mi imprigiona?

Tutto può essere tolto ad un uomo ad eccezione di una cosa: l’ultima delle libertà umane – poter scegliere il proprio atteggiamento in ogni determinata situazione, anche se solo per pochi secondi.Viktor Frankl

Pratica di mindfulness: Incontrare la resistenza

© Nicoletta Cinotti 2022 Reparenting ourselves: ritiro di bioenergetica e mindfulness

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