Siamo programmati per aver paura del dolore: lo consideriamo sempre un segnale di pericolo. È la via breve della reazione fisiologica che funziona così. Quando vivevamo nelle caverne era utile…forse era utile anche nel Medioevo e nei secoli successivi. Con il Romanticismo le cose sono cambiate. Il dolore, la sensibilità al dolore è stata considerata anche un segno di finezza d’animo e in alcuni casi, nobilitata. Cosa c’è di più romantico che soffrire per amore? E rimanere ancora legati ad una relazione anche quando diventa tossica?

In poche parole la nostra cultura non ci ha insegnato a muoverci con saggezza rispetto al dolore. Così oggi ci consentiamo dei dolori assurdi – quelli amorosi per esempio – stando a soffrire per mesi o anni per un dolore sentimentale ma non tolleriamo il minimo fastidio in altre aree. Correndo ai ripari come se fosse scoppiata la guerra. Siamo tutti romantici? Non direi. Direi che siamo confusi rispetto alla differenza tra essere feriti e provare dolore. Non tutto quello che ci ferisce suscita dolore. Possiamo lavorare spingendoci bel oltre i limiti salutari e non provare alcun dolore, anzi esserne orgogliosi per i risultati che comporta. Oppure possiamo fumare o mangiare disordinatamente senza pensare alle conseguenze sul nostro organismo perché queste due azioni ci suscitano piacere.

Poi però, con altrettanta ferma convinzione evitiamo il dolore di mettersi seduti, chiudere gli occhi per aprirli su di noi e guardare cosa sta succedendo dentro. Lo evitiamo perché, in effetti, può metterci in contatto con il nostro dolore, dal quale preferiamo rimanere separati perché ci fa paura. Il dolore ferisce l’immagine del nostro Io ma esprime il linguaggio del nostro Sé. Non chiede difesa: chiede ascolto. Solo dopo aver ascoltato possiamo comprendere se difenderci o nutrirci, se attaccare o riposarci. Purtroppo il nostro Sè è molto meno prepotente dell’Io e così possiamo permetterci di zittirlo, indisturbati.

La cosa più paurosa che facciamo è non sentire: eppure ci sembra una garanzia per una vita serena. Ascolta: sta passando la tua vita. Cosa c’è di più importante di questo?

L’Io è solo una nuvola nel cielo o un’immagine nel fumo. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2020 Andare oltre la paura di vivere

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