In fondo il nostro senso di colpa ci sta simpatico: ci offre il senso del limite quando mangiamo troppo, ci suggerisce cosa fare quando qualcuno ci chiede qualcosa. Ci spinge ad andare in palestra, ci ricorda di chiamare casa. Ci fa sentire persone più buone e sensibili: gente di cuore, socialmente impegnata e pro-attiva.

Peccato che il senso di colpa abbia parecchi effetti collaterali, nessuno dei quali è troppo simpatico. Provo ad elencartene qualcuno (senza voler rompere in alcun modo il tuo idillio con quel simpaticone del senso di colpa):

  • coltiva la paura perché, come ti senti in colpa inizi anche ad aspettarti la punizione. Punizione che può arrivare sotto forma di malattia, perdita economica, problema relazionale, tamponamento della macchina, multa al parcheggio e così via;
  • spinge a comportamenti che sono riparatori e falsamente altruistici: in realtà vogliamo stare in pace ma non ci riusciamo fino a che non abbiamo agito una forma di riparazione (che serve a noi e non alla nostra vittima);
  • ci rende esigenti rispetto agli altri perché non ci accontentiamo di essere torturati solo noi. Così torturiamo gli altri perché facciano esattamente quello che vuole il nostro senso di colpa;
  • lo usiamo come alternativa pratica allo sviluppo di un senso morale ma il senso di colpa è proprio il segno della mancanza di crescita nel senso morale. Altrimenti seguiremmo la nostra etica senza bisogno di arrivare a sentirci in colpa.

Detto questo, giustamente, ti domanderai che fare con tutto questo senso di colpa che circola nella vita, sapendo bene che l’alternativa che immaginiamo – diventare mostri egoisti e insensibili – non ha un grande fascino. Io avrei un’idea: ogni volta che ti senti in colpa domandati a quale standard ideale non stai corrispondendo ed esplora come mai rompi regole che poi ti torturi di aver rotto. Sviluppa un senso etico scegliendo di fare cose che non tolgano il sonno alla tua coscienza perché il senso di colpa non si addormenta con nessun sonnifero. Chiediti perché, invece che fare la persona adulta – uomo o donna che tu sia – continui a comportarti come se fossi un bambino che aspetta di essere punito e poi lascia andare. Lascia andare tutti i sensi di colpa: tieniti il rimorso, senti la spinta a cambiare e vai avanti. Perché prima o poi l’infanzia dobbiamo lasciarla tutti. E ti assicuro che la vita adulta non è niente male!

Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel pesosordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa. Tiziano Terzani

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2020 Andare oltre la paura di vivere

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