Riporto un brano, particolarmente personale di Jon Kabat-Zinn. La descrizione semplice e precisa di quel misto di orgoglio ed egocentrismo che sta dietro all’ira.

L’ira Lo sguardo disperato e la preghiera inespressa di non arrabbiarmi dipinti sul volto di mia figlia undicenne Naushon mentre scendo dalla macchina davanti all’abitazione della sua amica nelle prime ore di un mattino domenicale non mi sfuggono, ma non sono sufficienti a frenare l’irritazione e la collera che vede sorgere in me; lei teme che faccia una scenata e la metta in imbarazzo. In questo momento sono troppo sconvolto per trattenermi, anche se poi rimpiangerò di non averlo fatto. Ora vorrei che quello sguardo mi avesse fermato, toccato, inducendomi a vedere cosa fosse veramente importante–ossia che lei sentisse di potersi fidare di me anziché temere che la tradissi o mortificassi la sua sensibilità sociale in boccio. Ma in quel momento ero troppo agitato per essere stato manipolato dalla sua amica, che doveva essere pronta a una certa ora e non lo era, per rendermi pienamente conto del problema di mia figlia.

Ero preso da un tumulto di indignata suscettibilità. Il mio «Io» non ama che lo si faccia attendere, che altri se ne approfittino. L’ho rassicurata, non avrei fatto scenate, ma dovevo farmi sentire perché odio essere usato. Ho atteso ribollendo interiormente per un tempo risultato poi notevolmente breve.

L’episodio si concluse rapidamente, ma non nella mia memoria, dove permane, e spero rimarrà sempre, quello sguardo sul volto di mia figlia che non ho saputo leggere in tempo per dominarmi completamente. Se ne fossi stato capace, la collera sarebbe svanita subito. Quando ci si rinchiude nell’angusta prospettiva di «avere ragione» vi è un prezzo da pagare. Il mio cattivo umore passeggero è molto meno importante della sua fiducia, che in quel momento ho comunque calpestato. Se non si è vigili e coscienti, accessi di mentalità ristretta possono dominare il momento. Succede continuamente. Le sofferenze che procuriamo a noi e agli altri fanno sanguinare gli animi. Per quanto sia difficile ammetterlo, soprattutto nei nostri riguardi, troppo spesso indulgiamo e ci arrendiamo all’ira venata di egocentrismo.

Dovunque tu vada, ci sei già by Jon Kabat-Zinn


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