Ogni anno compro dei giacinti. Me li metto vicini e li guardo crescere. Sono veloci e passano da essere due foglie verdi ad essere tutti fioriti in un attimo. Quest’anno ne avevo presi tre, due viola e uno rosa. Il rosa cresceva molto più veloce degli altri due e così l’ho messo al centro del davanzale, un po’ coperto dalla finestra. mentre gli altri due avevano piena luce.

Il rosa ha continuato a crescere come un piccolo razzo, ogni giorno qualche centimetro e qualche fiore in più ma mi ha fatto uno scherzetto. Siccome era coperto dalla luce piena, ad un certo punto ha iniziato a curvarsi verso la luce. Lo fanno sempre le piante: lui l’ha fatto in un modo così strano che è diventato un bellissimo fiore storto. Gli altri due sono bassotti e belli pieni, non hanno avuto bisogno di storcersi per avere la luce. Lui sì e, con intelligenza, ha cercato quello che gli mancava.

Anche noi siamo così: dentro di noi c’è una forza, una spinta alla crescita che fa cercare quello che ci manca con intelligenza. Ci fa trovare la soluzione anche se questo comporta una piccola imperfezione. Il giacinto rosa non si preoccupa di essere storto, non soffre di vergogna. È soddisfatto perchè così è cresciuto alto come un tulipano. È pieno di fiori che raccontano la forza della sua vitalità. Senz’altro per lui l’essere storto è un dettaglio insignificante: l’importante era crescere. Se non soffrissimo del giudizio che diamo a noi stessi anche noi saremmo come il giacinto rosa: guarderemmo alla crescita più che alle nostre imperfezioni. Riconosceremmo la bellezza prima dei nostri difetti. Vedremmo che, spesso, i nostri difetti sono una conseguenza di condizioni che non potevamo modificare.

Invece ci guardiamo con occhi esterni, occhi che non riconoscono l’intelligenza del percorso ma solo il fatto che lo stelo non è dritto. E magari proviamo vergogna per quella perfezione che avremmo desiderato e che non si è realizzata.

A questo è dedicato il prossimo ritiro di meditazione. Lo farò alle soglie della primavera, per essere pronti a fiorire, dal 2 al 4 Marzo. Lo farò per ricordare che l’imperfezione spesso nasconde doni di saggezza. Il titolo è “A scuola di grazia e non di perfezione” per imparare a riconoscere i doni che la nostra imperfezione nasconde e iniziare a fare pace con la vergogna di non essere perfetti ma solo straordinariamente umani. A Giaiette, per imparare dal Lago e dalla montagna cosa vuol dire fiorire.

Pratica di mindfulness: La meditazione del lago

© Nicoletta Cinotti 2018 A scuola di grazia e non di perfezione  Foto di © mokapest

Ritiro di Primavera: A scuola di grazia e non di perfezione, dal 27 al 29 Aprile, Giaiette, Genova. Per partecipare mandami una mail: nicoletta.cinotti@gmail.com

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