Ieri una persona che vive lontana dalla sua famiglia mi ha raccontato che aveva sognato di passare le vacanze di Natale a casa ma quando è arrivata due persone della sua famiglia erano positive e così gli altri membri della famiglia hanno passato le vacanze ognuno in una casa diversa. Storie da Covid, si potrebbe pensare. Sì, storie da Covid ma che possono risvegliare, acutamente, la sensazione di come gli affetti siano regolati dalla distanza e dalla vicinanza.

Ieri, per la prima volta ho realizzato che tenere la mia poltrona in una posizione insolitamente lontana da quella dei pazienti mi allontana anche emotivamente. Che non vedere l’espressione del viso, coperta dalle mascherine, mi rende le sessioni online più facili che quelle dal vivo. Forse lontano dagli occhi e lontano dal cuore non è così sbagliato e obsoleto. Non so se capitava anche a voi ma io venivo punita proprio con la distanza. Nessuna punizione fisica e non troppe punizioni verbali ma quando ero in punizione non venivo presa in braccio, non mi guardavano e non mi parlavano. Costruivano così quel muro di distanza che mi faceva intuire come sarebbe stato terribile perderli. E la sola idea di poterli perdere era efficace per farmi diventare ubbidiente. Nient’altro era così efficace per piegare la mia determinazione: non è la sfida che mi spaventa. Non è la fatica o l’impegno che mi piegano: quelle sono cose che possono darmi soddisfazione. La lontananza no. In fondo quello che faccio ogni mattina, scrivendoti, è proprio percorrere le distanze e cercare di rammendare e renderle vicinanze. Capisco quanto l’intimità abbia bisogno di vicinanza e contatto proprio nel momento in cui sento la mancanza del contatto. Strappo qualche abbraccio ai miei pazienti, in modo “mascherato”. Non ero mai stata una che abbracciava tanto ma ora cerco, in qualche modo, di restituire a loro e a me qualche goccia di contatto che nutra il nostro reciproco bisogno di intimità. Perché il nostro bisogno d’intimità non è ecumenico ma per quanto selettivo è un bisogno vasto, come il cuore da cui nasce. Come dice il poeta, ogni luogo è proiettato dall’interno e ci incontriamo nello spazio in cui tutti i nostri luoghi coincidono.

Nessun posto è qui o lì
Ogni luogo è proiettato dall’interno
Ogni luogo è sovrapposto allo spazio
Ora sto creando un punto all’esterno
sto cercando di metterlo qui in alto
sopra lo spazio dove non sei
per vedere se da tanto sforzo sì da tanto sforzo
tu appari sorridendo un’altra volta
Appari qui appari senza timore
e da fuori entra qui
e usa abbastanza forza abbastanza forza
per vedere se appaio ancora se appaio ancora
se riappariamo entrambi tenendoci per mano
nello spazio
dove coincidono
tutti i nostri luoghi. Oscar Hanh da ‘Mal d’amore’, 1981

Pratica di mindfulness: Non sapere è la più grande intimità

© Nicoletta Cinotti 2022 Teacher training in Mindful Parenting

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