Oggi viene inaugurato il ponte disegnato da Renzo Piano. Riunisce due parti della città e riporta la speranza, il nostro desiderio che dalle macerie di quel ponte possa nascere qualcosa davvero di nuovo. Questo ponte è nuovo per la sua geniale leggerezza, per il sistema di controllo della tenuta, unico al mondo, per la sua eleganza, tutta italiana.

È qualcosa di nuovo anche per molte altre ragioni. Questi ultimi due anni abbiamo visto di tutto. Come Lot ci siamo allontanati da rovine e distruzione. Come Lot abbiamo bisogno di credere che sia possibile qualcosa di diverso non solo per Genova e non solo per l’Italia. Il ponte di Genova – e la sua rapida ricostruzione – e la posizione dell’Italia rispetto al Covid mi hanno fatto riscoprire l’orgoglio di essere italiana. Per due volte ho letto articoli sulla stampa internazionale che prendevano l’Italia a modello come risposta all’epidemia. Per molte altre volte avevo visto l’Italia schernita non solo per il crollo del ponte Morandi ma per molte altre grandi incongruenze della nostra nazione. Fino a poco tempo fa ritenevo che essere nazionalisti fosse roba da vecchi. Oggi riconosco che questo orgoglio sobrio di essere italiana mi appartiene. Mi sembra che solo noi – disubbidienti cronici – avremmo potuto rispondere così a tre mesi di quarantena. Che solo noi avremmo potuto ricostruire con tanta velocità e bellezza quello che avevamo lasciato invecchiare con tanta spregiudicatezza. Che solo noi possiamo avere il coraggio – e l’incoscienza – necessari perché questa estate dia un po’ di sollievo all’economia.

Ci salvano sempre le solite cose: l’abitudine ad arrangiarsi e a trovare soluzioni senza mettersi a discutere con la vita. Anche se facciamo molta polemica siamo i primi a capire come stanno le cose e a trovare modi per conviverci. L’altro grande strumento è la creatività: quella che ci consente di andare oltre l’arte di arrangiarsi e di far nascere cose nuove e utili. È vero potrei proseguire lamentandomi dei nostri molti difetti. Oggi però, da genovese, voglio solo essere orgogliosa. Senza tanto clamore per rispetto di chi, in quel ponte, ha lasciato la vita e il futuro. Voglio essere orgogliosa della possibilità di ricostruire, della necessità di voler bene alle cose, oltre che alle persone. Perchè è solo quando vogliamo bene che possiamo davvero prenderci cura di noi, degli altri, del mondo in cui viviamo. Di questo abbiamo bisogno: di volerci davvero bene.

 Certe cose possono durare solo se sono amate, accudite, oggetto di affetto. Soltanto così si può resistere nel tempo. Io vorrei che questo ponte fosse amato. Renzo Piano

Pratica di mindfulness: Lasciar andare il dolore del passato

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

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