La maggioranza delle persone desidera sentirsi al sicuro, protetta dai rischi. Una percentuale minore ama il rischio ma solo in qualche situazione. Poi ci sono gli ossessionati dalla sicurezza che vorrebbero che tutto fosse sicuro. Io ho oscillato per tutta la vita tra il correre dei rischi coraggiosi in alcune aree e volere essere al sicuro in altre.

Il mio rischiare raramente è stato punito dai fatti. In genere rischiando ho ottenuto qualcosa in più di quello che credevo possibile. Potrei dirti che è perché la fortuna aiuta gli audaci ma ho sempre fatto poco conto sulla fortuna. Sono arrivata all’idea che rischiare è necessario, che è una forma di crescita, che apre nuove strade. Non posso dire che la mia ricerca di sicurezza sia stata altrettanto premiata. Tutte le volte in cui mi sono comportata in maniera troppo protettiva me ne sono pentita perché questa protezione si è rivelata eccessiva e limitante.

Mi sono accorta che il mio proteggermi è stato, in realtà, un rinchiudermi. In fondo le tane servono per questo. Per proteggersi, per nascondersi, per sentirsi al sicuro ma quella sicurezza, alla fine, diventa soffocante. Così adesso, sull’orlo della terza età della vita, sento crescere la mia voglia di rischiare anziché quella di ritirarmi. Probabilmente amo le fini gloriose. O forse invecchiando la mia stravaganza adolescenziale torna a galla. O, forse, gli anni che passano un regalo lo fanno e si chiama libertà. Libertà di pensiero che tradotto significa non preoccuparsi più di quello che pensano gli altri ma occuparsi, invece delle proprie curiosità e dei propri bisogni.

La curiosità femminile, da Pandora a Eva, è stata considerata distruttiva. Io credo che la mia curiosità è quella che mi ha salvato quando ero troppo ossessionata dalla ricerca di sicurezza. Perché la curiosità e il senso di bisogno sono quello che spingono fuori dalla tana.

La storia dell’Uomo è anzitutto e soprattutto una storia di coraggio: la prova che senza il coraggio non fai nulla, che se non hai coraggio nemmeno l’intelligenza ti serve. E il coraggio ha molti volti: il volto della generosità, della vanità, della curiosità, della necessità, dell’orgoglio, dell’innocenza, dell’incoscienza, dell’odio, dell’allegria, della disperazione, della rabbia, e perfino della paura cui rimane spesso legato da un vincolo quasi filiale. Oriana Fallaci 1990

Pratica di mindfulness: L’intenzione

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBSR online

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