Qualche decina di anni fa un ginecologo molto originale di nome Frédérick Leboyer iniziò a parlare della nascita senza violenza, ossia del far nascere bambini senza medicalizzare inutilmente il parto. Segnò una rivoluzione e oggi molte delle sue indicazioni sono entrate nella prassi degli ospedali per una nascita più naturale. Il tema della nascita naturale non si ferma però in sala parto. Abbiamo spesso un atteggiamento eccessivamente interventista rispetto alle cose che ancora non sono e che vorremmo che fossero. Decidiamo che è il momento di fiorire o che è il momento di dimagrire o che è il momento di cambiare senza davvero prestare attenzione alla necessità di avere un atteggiamento rispettoso nei confronti della naturalità della crescita e dell’autoregolazione del corpo.

Siamo convinti che spingere sia un must. Qualcosa che dobbiamo assolutamente fare perché, se non spingiamo, le cose non succedono. In realtà non è proprio così. Se prendiamo la nascita come metafora, la fase che la precede è il travaglio che, simbolicamente è l’elaborazione interiore della separazione da uno stato precedente ad un nuovo stato. Il travaglio richiede un processo di apertura, quello che poi permette la nascita. Tra travaglio e fase espulsiva spesso c’è un periodo di quiete, quella che Leboyer chiamava poeticamente, “la fase degli addii”, quando mamma e bambino si salutano perché non vivranno mai più quella condizione. È un saluto intimo che merita attesa e che spesso è interrotto dalla medicalizzazione.

Anche psicologicamente il processo procede nello stesso modo. C’è una fase di travaglio che, come dice il nome, può essere anche dolorosa. Serve ad aprire le prospettive per alcuni è rapida e per altri è lunga: non c’è una regola fissa ma gli errori per eccesso di intervento avvengono molto spesso in questa fase. O in quella successiva, nella quiete che precede il cambiamento. Se abbiamo interferito con il processo naturale è possibile che l’effetto sia una specie di labirinto in cui non si capisce più bene come e cosa fare e come muoversi. Se ci siamo spinti troppo avanti con una dieta rigida non è strano che una parte di noi si ribelli e svuoti il frigorifero. A quel punto la soluzione non è una dieta ancora più rigida ma dare al corpo la cura perché ritorni alla sua auto – regolazione accettando che il nostro peso non può essere stabilito dalla moda ma ci appartiene per ragioni psico-fisiche. Questo è solo un esempio naturalmente.

Il punto è che, ad un certo momento, sentiamo l’urgenza di nascere, di non procrastinare, di esprimerci. In quel punto lasciar essere è fondamentale. Non arriveremo forse al risultato atteso ma arriveremo a molto di più: arriveremo a noi stessi e la nostra espressività avrà la nostra misura esatta. E la misura esatta è l’infinito.

Lasciatelo stare. Lasciatelo fare. Lasciategli il tempo.
Il sole si alza forse di colpo?
Tra il giorno e la notte non indugia forse l’alba incerta e la lenta, maestosa gloria dell’aurora?
Lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità.Per una nascita senza violenza” di Frédérick Leboyer

Pratica di mindfulness: Be water

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

 

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