Piacevole, spiacevole e neutro sono spesso associate a tre etichette: il piacevole è considerato positivo, lo spiacevole negativo e il neutro noioso. La pratica mi ha permesse di capire qualcosa in più. Ho capito, per esempio, che io rischio di mettermi nei guai proprio quando sono in una situazione piacevole mentre nelle situazioni spiacevoli sono molto più accorta.

Ieri, per la seconda volta, mi è capitato di prendere una multa perché mi ero dimenticata di mettere il parcometro. In tutti e due i casi la situazione era la stessa: avevo appena ricevuto una buona notizia. Tanto buona che il mio umore era alto e così sono scesa dalla macchina leggera come una farfalla. L’ultima cosa che mi passava per la mente era mettere il parcometro. Se fossi stata di cattivo umore non me ne sarei mai dimenticata. Avrei brontolato dentro di me sul costo dei parcheggi e avrei pagato “felice” che ci fosse qualcosa che confermava il fatto che avevo ragione ad essere di cattivo umore.

La nostra tendenza ad associare il piacere al positivo è una delle tendenze più diffuse e fallaci del mondo. È per questa associazione che rimaniamo in relazioni dove c’è molto piacere ma sono molto dannose sotto altri punti di vista. È per questo che esageriamo con il caffè, le sigarette, il cibo: sono piacevoli e la loro piacevolezza copre gli effetti collaterali indesiderati. Nello stesso modo è spiacevole fare attenzione a certe cose, fare il check up periodico, pagare i conti in tempo, pagare le tasse eppure questa spiacevolezza ci garantisce una tranquillità che non ha prezzo. Conosco molte persone che non hanno pagato le multe per anni e che adesso sono clienti fissi della vecchia “equitalia” o “agenzia delle entrate”. Questa tendenza ad associare piacevole con positivo, spiacevole con negativo e neutro con noia ci dimostra una volta di più che le nostre difese andrebbero usate solo per ragioni d’emergenza ma che, nel quotidiano, molte delle cose spiacevoli che rimandiamo e si accumulano sulla nostra scrivania, o sulla scrivania della nostra mente, sono rese più sgradevoli proprio dalla nostra procrastinazione. Dalla paralisi dell’evitamento e da una serie di false convinzioni che ci servono per continuare a vivere con il pilota automatico inserito. Sembra che in produzione ci siano anche le macchina con la guida automatica: appare, sulla carta, un gran vantaggio. Peccato che tutto quello che è automatico – e quindi privo della nostra presenza mentale – rende la vita più facile ma insapore. Alla fine di un pasto non siamo soddisfatti per il computo delle calorie, dei grassi, delle proteine che abbiamo mangiato. Siamo soddisfatti perché il sapore, l’odore, la consistenza, il colore e la temperatura di quello che abbiamo mangiato ha dato un senso al nostro nutrimento. Così scegliere una vita automatica è come mangiare senza davvero nutrirsi. Masticare il tempo senza sentirne il gusto.

Per trovare il gusto abbiamo bisogno di incontrare ogni cosa – piacevole, spiacevole o neutra che sia – con un attimo di silenzio. Basta un  attimo perché arrivi il vero gusto.

Il silenzio lo si trova solo se lo si interroga e non se lo si cerca soltanto. Il silenzio ha una dimestichezza particolare con le cose da trovare: le perdute. il silenzio lo si trova, perché trovare è sapere cosa si va ad incontrare. Stefano Raimondi

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2020 Il protocollo MBSR

 

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