C’è un detto che mi ha sempre colpito molto. Quando qualcuno dice la verità si dice che “si mette a nudo“. Ovviamente mettersi a nudo, in senso letterale, è qualcosa che riserviamo, ogni giorno,alla nostra intimità. In senso metaforico però descrive bene quello che facciamo quando permettiamo agli altri di vedere la nostra verità: togliamo le difese che hanno non solo la funzione di protezione ma anche di nascondiglio.

Quando ci mettiamo a nudo scegliamo di non nasconderci più. È una apertura e come tutte le aperture richiede che sia possibile tollerare una certa quota di vulnerabilità. È vero che la vulnerabilità esprime la forza di aprirci però ciò non toglie che ci faccia paura. Quindi metterci a nudo, anche se in questa stagione è una specie di sport nazionale, ci spaventa. Vorremmo mostrare solo quello che è bello, forte, tonico e smagliante.

Abbiamo così, con la verità, un rapporto ambivalente: vogliamo sapere solo le verità di cui essere felici. Le altre preferiamo nasconderle. Peccato che in questo modo, con l’illusione di difenderci, costruiamo la convinzione che ci sia in noi qualcosa di profondamente sbagliato. Costruiamo un’immagine svalutata di noi.

È solo se posso mostrarmi anche nei miei difetti che affermo che ho un valore che va al di là di ciò che è difettivo. È solo se posso correre il rischio di stare nella verità che mi riguarda che posso trasformare la verità in una spinta per il cambiamento. Nella psicoterapia c’è una regola classica, mai abbastanza ricordata, che struttura il contratto d’inizio: censurare il meno possibile e dire la verità. Non sono la stessa cosa. C’è una mancanza di verità che nasce dalle omissioni e nasconde vergogna e sfiducia e c’è una mancanza di verità che nasce dal raccontare la storia che vorremmo che fosse vera. Forse penserai che è strano pagare qualcuno perché ti curi e non dirgli la verità: eppure lo facciamo. Lo facciamo perché le prime persone che fanno fatica a stare nella propria verità siamo noi.

È a noi stessi che raccontiamo qualche bugia e molte pietose alternative alla verità. Eppure non c’è nulla come la verità che restituisce un’immagine integra. Il cammino di qualsiasi crescita è un cammino di verità: senza verità non c’è cambiamento. È da lì che partiamo ed è lì che torniamo, qualunque sia stato il nostro viaggio.

Non mi metto a nudo quando dico la verità: mi vesto dell’unico vestito che vale la pena portare, la consapevolezza.

Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire. Gotama Buddha

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

Photo by Martin Adams on Unsplash

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