Quando partiamo per un viaggio cerchiamo di metterci d’accordo sull’itinerario. Magari, strada facendo, faremo qualche deviazione ma, grosso modo, partiamo avendo un progetto condiviso con i nostri compagni di viaggio. Lo facciamo, saggiamente, per non trovarci nel mezzo del cammino, in spiacevoli discussioni (anche se qualche volta non possiamo evitarle).

Quando partiamo per un progetto di cambiamento interiore, invece, seguiamo tutt’altre regole. In genere regole autoritarie o imposte da qualche autorità esterna. Nutrizionista suggerisce il peso giusto, l’osteopata la postura, la psicologia si occupa del cambiamento emotivo. E noi partiamo baldanzosi e convinti che con tali aiuti esterni arriveremo senz’altro al risultato atteso. Salvo poi scontrarsi con la resistenza, il dubbio e, qualche volta, il sabotaggio. Come mai succede?

Perchè non siamo democratici e non ascoltiamo mai tutte le voci interiori ma ascoltiamo solo quella che, in quel momento, grida più forte. Poi cambia voce e di nuovo ascoltiamo la più forte. Questa è la prima ragione. La seconda ragione è che siamo abituati a guardare ai risultati e non alle intenzioni. Se guardassimo alle intenzioni invece che ai risultati ci accorgeremmo che anche i nostri comportamenti più bizzarri e apparentemente distruttivi hanno buone intenzioni. Se invece che puntare al cambiamento del comportamento ci fossimo orientati sull’intenzione di quella parte che vorremmo cambiare, se fosse stata proposta un’alternativa che potesse realizzare quell’intenzione in maniera meno distruttiva, il risultato credo che sarebbe diverso. Ci sarebbe meno conflitto e più cambiamento

Se fossimo democratici nel cambiamento dovremmo chiedere alle nostri parti in conflitto qual è la loro intenzione. Così potremmo scoprire chi chi mangia troppo e male ha una buona intenzione che non sa realizzare costruttivamente. O chi è rabbioso e impulsivo ha una intenzione altrettanto mal-gestita ma altrettanto valida. È per questo che i nostri sabotaggi non cessano: perchè non vediamo mai l’intenzione ma solo il giudizio sul risultato. Così, se vedessimo l’intenzione potremmo accorgerci che certi comportamenti, apparentemente virtuosi, non sono poi così salutari.

La solitudine mi sconforta e la compagnia mi opprime. Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

Pratica del giorno: Be water

© Nicoletta Cinotti 2022 Il programma di Mindful self-compassion

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