A volte mi domando se sono fedele a me stessa, a quell’entità mutevole che cambia continuamente o se, invece, sono fedele alla mia storia. La storia è qualcosa di strano che ti fa dire che non mangi mai i piselli, anche se qualche volta li mangi. Che non vai al mare, anche quando sei in vacanza in una riviera. Forse qualche volta scelgo per comodità di essere fedele alla storia: sono tutte risposte già pronte quelle della nostra storia, stabili, mentre noi siamo in continuo divenire. Così per essere fedeli a noi stessi ogni volta dobbiamo cercare una risposta anziché avere quella pre-confezionata che ci offre la biografia.

Il luogo dove questo contrasto è più stridente è, per me, la mia famiglia di origine. Sono andata via di casa prestissimo e solo una frazione piccola della mia vita si è svolta con i miei genitori. Eppure loro, insieme a tutto il gruppo famiglia, affermano verità su di me con incrollabile certezza. Quella che io sono adesso non assomiglia tanto alla persona di cui parlano: avrebbero bisogno di un aggiornamento piuttosto robusto. Eppure mi assoggetto alla loro certezza: temo che, se scoprissero chi sono, non mi riconoscerebbero.

Così, giusto per onestà, la mia capacità di essere focalizzata e concentrata per loro è un segno di indubitabile egoismo. La mia tendenza a non lasciarmi troppo trascinare è un segno di insensibilità. Il mio amore per lo studio è una prova certa della mia tendenza a rinchiudermi in me stessa. Nello stesso tempo, malgrado sia vegetariana da quando avevo 16 anni continuano ad offrirmi carne sotto varie forme e dimensioni come se l’essere vegetariani ammettesse molti tipi di incertezza e fosse, alla fine, un segno di disturbo del comportamento alimentare. Insomma, cari vegetariani, sappiatelo: in casa mia siete anoressici! Così accetto questo gentile teatrino per una ragione semplice: perché dietro alla loro difficoltà ad aggiornare l’immagine di me e dietro al loro considerarmi un po’ diversa e piuttosto strana, dietro a tutto questo stupore legato al fatto che non gli assomiglio molto – o non tanto quanto vorrebbero loro – alla fine sento che mi vogliono bene così come sono: anoressica, egoista, insensibile e rinchiusa in me stessa!

Poi torno a casa, alla mia famiglia attuale e mi riposo nel fatto che ogni giorno ci guardiamo come se ci vedessimo per la prima volta. Ogni giorno verifichiamo con stupore quanto sono grandi i cambiamenti possibili. Ogni giorno scopriamo che assomigliare a se stessi è un vero e indubitabile sollievo!

Ho imparato molto tempo fa che la cosa migliore che posso fare è stare dalla mia parte. Maya Angelou

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© Nicoletta Cinotti 2019 Cambiare diventando se stessi: ultimi giorni per l’iscrizione a prezzo ridotto

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